Barone-Cuttaia gli chef che cucinano “a memoria”. Anche a Identità Golose

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“C’è un ingrediente che non manca mai nei miei piatti e che consente di riconoscerli. Il mio ingrediente segreto è la memoria. Ognuno dei miei piatti contiene almeno un pizzico di memoria e, con la sua semplicità, prova a raccontare una storia”, scrive Pino Cuttaia in premessa all’opera monumentale che è il suo Per le scale di Sicilia, pubblicato pochi mesi fa da Giunti: un libro che sorprende per la scelta di autenticità e la capacità di tenere lontane le aureole di stelle – che pure lo chef di Licata, certamente una delle più eleganti espressioni della cucina contemporanea in Italia, merita tutte – e di radicarsi in un percorso di gesti, profumi e ricordi, ingredienti preziosi del cuoco-narratore.

Questo carattere speciale avvicina Pino Cuttaia, più che a molti autorevoli ed esuberanti colleghi stellati del rinascimento gastronomico siciliano, a tanti appassionati e cocciuti cercatori di quelle memorie individuali e collettive che intrecciano per loro solide fondamenta.
Uno di questi è senza dubbio Peppe Barone, pochi giorni fa premiato da Cronache di Gusto per aver fatto del suo ristorante La Fattoria delle Torri una vera e propria fattoria di talenti e direttore della Scuola di Cucina Nosco di Ragusa.

Un mese dopo la presentazione all’Antico Convento di Ragusa Ibla del libro di Paolo Marchi XXL – presenti anche Ciccio Sultano e Corrado Assenza – il patron di Identità Golose ricambia l’invito, chiamando Cuttaia e Barone per un dialogo a due voci sui sapori di Sicilia nel calendario dell’edizione 2015 del congresso internazionale di cucina, che prenderà il via l’8 febbraio a Milano.
L’appuntamento è lunedì 9 febbraio alle ore 11 nella sala gialla della fiera, e durante l’incontro lo chef modicano proporrà in dimostrazione e degustazione la sua “pastratedda del Barone”, proprio uno di quei piatti della memoria, tra terra e mare.

E anche se non diventerà il piatto-simbolo di quest’edizione di Identità, come lo fu l’anno scorso il celebre Uovo di seppia di Cuttaia, sarà magari un’altra occasione per Paolo Marchi di ribadire che “l’obiettivo è assaporare e mettere nei piatti anche quei valori di bellezza che si celano dietro ogni storia degli chef, perché fantasia e creatività diventano vincenti solo se uniti anche al loro valore umano”.