Marco Verde, il carabiniere coraggioso di Vittoria che osò sfidare la camorra

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Marco Verde

Da lunedì sera la città di Vittoria ha una nuova e bellissima struttura tensostatica. Si tratta di un impianto polivalente che sorge all’interno dell’ex campo di concentramento e i cui lavori, consegnati nel 2012, sono effettivamente iniziati nel novembre 2014.

La struttura, nel corso di una cerimonia alla presenza delle più importanti autorità militari e politiche, è stata intitolata alla memoria di Marco Verde, carabiniere vittoriese assassinato dalla camorra a Napoli l’11 marzo 1991, nel giorno del suo 23mo compleanno.

Ma chi era Marco Verde? Chi l’ha conosciuto lo ricorderà sicuramente; molti altri, magari, vedendo la targa che porta il suo nome, si porranno la domanda. A delinearne il profilo e a ricordarlo, oggi, è il fratello Maurizio che, insieme a noi, ha rivissuto la giovinezza  del “piccolo di casa” e il momento della scelta della Benemerita, fino alla morte, 4 anni dopo.

“Marco è nato a Catania e siamo venuti a vivere a Vittoria quando lui non aveva neanche due anni, nel momento in cui nostro padre, che era un impiegato statale, fu trasferito qua. Eravamo tre figli maschi, adesso siamo rimasti in due. Fino a 18 anni – ricorda – era un ragazzo come tutti gli altri. Coltivava le sue passioni, aveva tanti amici, era solare e generoso, amava uscire e andare in discoteca. Finita la scuola è partito per il servizio militare e ha fatto il carabiniere ausiliario. Quella divisa lo ha talmente affascinato da decidere di voler continuare, ed è stato mandato in servizio a Napoli. La zona campana è molto difficile da gestire, si sa, ma lui si era innamorato della città e non si è voluto tirare indietro. Vedeva il suo futuro nell’Arma – continua – e magari avrebbe tentato qualche concorso per salire di grado perché era ambizioso”.

Il suo ricordo di quella tragica sera del ’91?

“Ci siamo visti arrivare a casa i Carabinieri di Vittoria, e dopo qualche ora eravamo già a Napoli. L’avevo sentito al telefono solo la sera prima, per gli auguri di buon compleanno. Ci hanno raccontato che stava uscendo dal cinema, e che era in compagnia di due colleghi, quando è scattato l’agguato. Erano circa le 22, e lui è stato il primo a cadere nel conflitto a fuoco. I colleghi, poi, hanno risposto al fuoco, rimanendo illesi e lasciando a terra anche l’assassino di mio fratello. Marco è morto l’indomani, ha lottato, i medici dicevano che si rifiutava di morire. A Vittoria, poi, sono stati celebrati i funerali di stato, è stata una svolta drammatica per la nostra famiglia. Neanche una settimana prima l’avevamo avuto a casa per qualche giorno, e all’improvviso non c’era più”.

E la toccante cerimonia di inaugurazione del’impianto che porta il suo nome che sensazioni ha suscitato in voi?

“E’ stato bellissimo, non mi aspettavo di trovare una struttura del genere. Siamo andati noi due fratelli con le nostre famiglie, nostra madre è molto anziana, si sarebbe emozionata troppo e abbiamo preferito mostrarle solo le foto. Mio fratello Marco, oramai, ha trascorso più tempo da morto che da vivo e il fatto che sia stato ricordato, in modo tanto solenne, dai suoi amici e conoscenti, che sono andati avanti con la loro vita e oggi sono sposati e con figli, ci ha fatto un grande piacere. E’ bello sapere che non è stato e non verrà dimenticato“.

L’eredità di Marco Verde, oggi, vive anche nei due nipoti che portano il suo nome e che l’hanno conosciuto attraverso le foto e i racconti di famiglia. Lo ha conosciuto bene, invece, e oggi ne tiene vivo il ricordo, anche Fabio Prelati, esperto per le politiche sportive del sindaco Giuseppe Nicosia, che ha seguito tutto l’iter per l’assegnazione dei fondi PON del Ministero dell’Interno per la legalità da investire nella struttura.

“Al posto della tensostruttura, prima, c’era un campo di calcetto in terra battuta molto fatiscente, che già portava il nome di Marco” spiega. “Grazie ad un’intuizione di Giovanni Denaro, che nel 2010 era presidente della Sogevi, è stato intercettato questo bando da 554mila euro. Come Comune, quindi, in questo impianto abbiamo investito solo 32mila euro”.

Per la gestione, adesso, come ci si organizzerà?

Per adesso ce ne occuperemo solo noi, come Amministrazione Comunale, e ci stiamo attrezzando per attivare al più presto la videosorveglianza. Da settembre si passerà ad una gestione mista tra amministrazione e società sportive per preservarla al meglio, soprattutto dagli atti vandalici. A tal proposito lancio un appello a tutti affinché vigilino e tengano alta l’attenzione. L’impianto può essere omologato per allenamenti e incontri giovanili di volley, basket e calcio a 5“.

Il tuo ricordo personale di Marco Verde?

“Ci conoscevamo da sempre e abbiamo passato l’estate del ’90 a giocare a carte, tutte le notti. Quando ho fatto il militare, e lui era già carabiniere, ci siamo incontrati a Napoli, dove io ero stato distaccato per i mondiali di calcio. Lo chiamai e lui venne a trovarmi alla stazione, in abiti borghesi. Furono solo pochi minuti, perché ero in servizio, ma era sempre disponibile e ogni volta che tornava c’era sempre tempo per una passeggiata in via Cavour“.