Una tassa sulla bici? Sì, no, forse. L’Italia fantozziana che la prende… “alla bersagliera”

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Una tassa sulla bici

#labicinonsitocca è uno degli hashtag che vanno per la maggiore in questi giorni tra il popolo dei social network. Un’insurrezione popolare provocata da uno sconosciuto, ai più, senatore del Pd, tale Marco Filippi che ha presentato un emendamento che dovrebbe prevedere il bollo e la targa anche per le biciclette. Una tassa, in poche parole, che equipara le due ruote a trazione “umana” a quelle motorizzate. Con buona pace di chi, anche senza piste ciclabili e tra i mille pericoli di un asfalto precario, non riuncia alla sua sgambata quotidiana. Avete presente la scena in cui il ragionier Fantozzi salta sulla bici “alla bersagliera”? Se ce l’avete presente potete benissimo capire come si siano sentiti i ciclisti italiani appena letta la notizia. Se no andate su youtube e date una ripassatina alla vostra cultura cinematografica.

Il senatore dem si è inserito nel ddl 1638, quello che prevede l’identificazione delle biciclette come veicoli a tutti gli effetti, aggiungendo un’idonea tariffa per i proprietari: 1) delle motoslitte, disciplinandone le caratteristiche costruttive e funzionali, nonché la circolazione con un apposito contrassegno identificativo, documenti di circolazione e di guida e l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi; 2) delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale.

Ci vuole poco a trasformare “l’idonea tariffa” in bollo delle bici e “l’identificazione” in una nuova targa che si va a sommare a quelle di auto, motocicli e ciclomotori. Apriti cielo. Il senatore Filippi è diventato alla velocità di un Cipollini in volata, ci sta il paragone, il bersaglio di insulti e imprecazioni da santa inquisizione. Sarà per questo che il buon Filippi ha ritenuto intervenire in prima persona chiarendo che l’idonea tariffa è sì una tassa, ma riservata esclusivamente a chi utilizza le biciclette per fini commerciali come il trasporto di persone o cose (risciò e affini). L’identificazione sarebbe invece la marchiatura del telaio che già molti comuni offrono gratuitamente per prevenire i furti.

Visto che sulla bici non c’è la marcia indietro, prendiamo l’intervento di Alessi come un giusto chiarimento su qualcosa che quantomeno è scritta in maniera tale da alimentare diverse interpretazioni. E siccome in Italia di diverse interpretazioni si vive, per evitare di fare la fine del ragionier Fantozzi, sarebbe opportuno riscrivere questo passaggio fondamentale nel Ddl 1638 con più chiarezza e senza possibilità di equivoci. Fino ad allora, amici ciclisti, controllate bene il sellino prima di mettervi in marcia.