I politici e la Ragusa dell’altro millennio

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Il  giornalista Alessandro Bongiorno ha condiviso su facebook una riflessione, acuta e ‘appassionata’, ve la proponiamo integralmente. 

Ricordo Ibla a metà degli anni Ottanta del secolo scorso. In confronto i quartieri San Giovanni, Ecce Homo, Cappuccini di oggi sono pulsanti di vita e di entusiasmo. A Ibla nessuno voleva più abitare. Solo una lampadina su quattro illuminava i vicoli. L’atmosfera era di abbandono e degrado. Che fare? Rassegnarsi? Disperdere un patrimonio immenso? Lamentarsi?
La politica ragusana decise di rimboccarsi le maniche. A Palermo, il deputato regionale Giorgio Chessari (pur dall’opposizione) scrisse una legge, cercò sponde nella maggioranza a guida Dc, trovò in commissione Bilancio i fondi per finanziarla. A Ragusa, l’assessore provinciale Corrado Diquattro varò “Ibla Viva”, riportando la gente a respirare le atmosfere di Ibla anche se ancora frammiste alla muffa e alla polvere.
Giorgio Chessari e Corrado Diquattro non erano il “nuovo”. Erano cresciuti politicamente in due grandi partiti (il Pci e la Dc) che non selezionavano la classe dirigente con i like su facebook. No. I metodi erano diversi. Nel Pci le designazioni arrivavano spesso dall’alto (il centralismo democratico), nella Dc dalla fedeltà a una corrente. Non era il massimo ma, quando c’erano questi metodi, i cittadini si entusiasmavano ancora alla politica e andavano a votare.
A nessuno veniva chiesto di “inventarsi” sindaco, assessore, consigliere comunale o anche di “andare a salvare” la Regione o l’Italia.
Ho scelto Giorgio Chessari e Corrado Diquattro per spiegare a chi vomita sulla politica le proprie frustrazioni o il proprio legittimo malcontento che la politica può ancora dare tanto, purché sia politica e non altro. A me quella politica ha appassionato, mi ha avvicinato alla storie e alle vicende della mia città.

Qual è il merito di Giorgio Chessari e Corrado Diquattro? Secondo me essenzialmente uno. Diedero vita al centro studi “Feliciano Rossitto” e al centro studi “Don Luigi Sturzo”. In queste due realtà riunirono studiosi, uomini di cultura, tecnici, intellettuali, professionisti, visionari, giovani che avevano entusiasmo, anziani che conoscevano la vita. Convegni, tavole rotonde, seminari portarono a Ragusa idee, progetti, personalità. Tracciarono una strada.
Fu in un incontro del centro studi “Don Sturzo” che per la prima volta sentii parlare di Ragusa e del barocco da proporre all’Unesco come patrimonio dell’umanità, mentre già l’applicazione della legge 61/81 aveva riacceso le lampadine dei vicoli e l’attenzione su Ibla. Unesco? Patrimonio dell’Umanità? Forse erano dei visionari, forse la loro vista era più lunga.
Sappiamo come è andata a finire.
Anche per questo fatico a entusiasmarmi (anche se sostengo lo sforzo e l’impegno di chi ci prova) per un referendum su una rotatoria o una scalinata.

Trovo che il modello del “centro studi” sia il vero “modello” Ragusa. Nessun blog, nessun sondaggio, nessuna “primaria”, nessun circolo potranno sostituirlo.

Solo riportando le scelte che ci riguardano tutti al centro di un confronto vero e alto potremo riaccendere la passione per la buona politica. Come accadeva alla fine del secolo scorso.

Di quella generazione di politici non resta molto. La tradizione del Pci e della sinistra non è più rappresentata in consiglio comunale.
Giorgio Massari, che conobbi nelle iniziative della pastorale giovanile e del centro studi “Don Sturzo” e fu (con Saro Digrandi suo vice) il primo sindaco di un Ulivo che sarebbe nato solo qualche tempo dopo, è scomodo a tutti i partiti (anche al suo). Ora ha deciso di provarci ancora una volta. Vive valori grandi, ha cultura, esperienza, conoscenza della pubblica amministrazione, l’entusiasmo di chi crede nella politica e nel futuro, un progetto per la nostra città. Non merita dileggio o ironia.
I politici dello scorso millennio avevano una marcia in più. E anche quella Ragusa”.