‘Caso Salonia’, ecco cosa sta succedendo in Vaticano

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“Nel corso dei secoli ci sono stati nella Chiesa uomini che hanno dato peso unicamente alle grida dei potenti e non alle urla dei disperati”. L’Arcivescovo di Palermo Don Corrado Lorefice non perde l’occasione della sua prima lettera pastorale (pubblicata da Edizioni San Paolo e in edicola dal 21 settembre) per ribadire, col consueto garbo e l’altrettanto consueta fermezza, che a quelle “grida dei potenti” non intenderà lasciare campo libero tra le stanze della chiesa di cui è pastore. Né è velato, nella lettera dell’Arcivescovo, il riferimento alla vicenda di padre Giovanni Salonia, il frate cappuccino che Papa Francesco aveva nominato vescovo ausiliare a Palermo già lo scorso mese di febbraio e che aveva poi preferito la rinuncia, a seguito dello scatenarsi di una vera e propria macchina del fango nei suoi confronti.

Una vicenda che proprio in questi giorni sembra riaprirsi, non solo perché online è partita una petizione – che in breve tempo ha raccolto quasi 5 mila firme – affinché il pontefice respinga la rinuncia del frate, ma perché il fatto stesso che Francesco, ormai trascorsi i tre mesi canonici, non l’abbia ancora accettata, potrebbe rivelare una sua già diversa determinazione.

Ben prima di Don Corrado infatti, sembrerebbe essere proprio Papa Francesco – che già nel mese di maggio, nel suo discorso di Genova, aveva parlato di “vere calunnie”, rivelatrici di “rivalità, gelosia, invidia” tra i sacerdoti in vista delle possibili candidature a vescovo – a non avere alcuna intenzione di sottostare agli intrighi vaticani rivolti alla sistematica delegittimazione delle sue nomine ‘sgradite’ ad alcuni ambienti curiali. Intrighi di cui in più di un’occasione sono emerse con chiarezza alcune pedine, soprattutto nello scenario della stampa vaticanista, come il FarodiRoma.it organo d’informazione vicino ad alti prelati d’Oltretevere, che ha avuto un ruolo essenziale anche nella macchinazione contro Salonia (si noti che proprio a maggio il pontefice ha nominato vicario di Roma monsignor Angelo De Donatis, sebbene il Faro avesse dato per certa il giorno prima la nomina di don Paolo Lojudice, come appresa dentro le segrete stanze).

In vista delle prossime, possibili novità sul caso, vale la pena ricostruire brevemente ciò che è accaduto da febbraio a oggi, anche per dimostrare l’infondatezza delle voci relative ad una nomina che si era pensato fosse stata ‘non gradita’ al clero di Palermo, poiché ‘straniera’: Don Corrado stesso, in occasione della nomina di febbraio, aveva peraltro sottolineato “la preziosità e la temporaneità del servizio” di padre Giovanni Salonia, trattandosi di un religioso in età matura, ma molto stimato, di riconosciuta e assoluta competenza nel campo della formazione e dell’accompagnamento spirituale.

La partita si è invece giocata tutta tra la provincia di Ragusa, da cui provengono non solo Lorefice e Salonia ma anche l’autore del famoso e calunnioso ‘dossier’, e Roma, dove la contestazione si muove piuttosto contro il criterio papale di nomina dei vescovi, che punta ad un rinnovamento profondo dell’episcopato, vera posta in gioco della vicenda. Per chi non lo sapesse, due giorni dopo la nomina, infatti, venne consegnato al Papa un dossier di accuse diffamatorie nei confronti di Padre Salonia: sebbene la provenienza fosse inequivocabilmente ragusana, l’istanza ricevette sostegno all’interno di ambienti vaticani grazie anche agli articoli del ‘Faro di Roma’, volti a screditare direttamente l’Arcivescovo di Palermo (e indirettamente lo stesso Francesco). La testata affidava infatti proprio ad anonimi ‘alti prelati’ il giudizio secondo cui “non ci si può improvvisare arcivescovo metropolita di Palermo”. Giudizi e toni poco dopo passati anche attraverso le colonne de IlFattoQuotidiano.it, col medesimo intento di delineare i contorni di un’errata guida della Chiesa.

Se a quel puntò arrivò la rinuncia di Salonia, fu solo per il desiderio di sottrarre la Diocesi palermitana ad un’inevitabile estenuante battaglia legale, che avrebbe di certo compromesso il clima e dunque l’efficacia del suo già breve servizio episcopale. Una rinuncia umile e serena, che insieme agli innumerevoli attestati di stima da parte sia del clero che della società civile ha tenuto Padre Salonia silenziosamente al riparo dai sospetti e gli ha consentito di continuare a svolgere al di sopra di essi la sua attività.

E una rinuncia che non ha rappresentato un indietreggiamento, men che meno una resa, a maggior ragione dopo che Don Corrado Lorefice ha convocato a porte chiuse il clero palermitano, invitandolo alla “preghiera per Papa Francesco, destinatario di critiche subdole da parte di precisi ambienti della chiesa cattolica per il suo messaggio e la sua testimonianza”, alla comunione e alla condivisione. Su questa scia, molte iniziative si sono succedute (a livello personale e anche istituzionale), con l’obiettivo di una riconsiderazione della rinuncia, come atto di giustizia e verità nei confronti di padre Giovanni e di “tutela per coloro che da anni si affidano al suo qualificato accompagnamento, sia dal punto di vista umano che spirituale”, come ha affermato Padre Gaetano La Speme, Ministro Provinciale dei Frati Cappuccini, in questo caso esplicita espressione anche del pensiero del Ministro Generale dell’Ordine.

Tutte richieste – peraltro oggi sottoscritte da quelle 5 mila firme sul web – fondate sulla più semplice delle prese d’atto: l’esito del supplemento d’indagine sulle calunnie di quel dossier, auspicato da Lorefice e poi messo in atto dal Papa, ha infatti rivelato l’irrilevanza e l’infondatezza di tutte le accuse mosse a Padre Salonia.

Ora quel che è certo è che la Diocesi di Palermo non potrà restare ancora a lungo senza vescovo vicario e che, documenti alla mano, c’è da aspettarsi che il Papa chiuda proprio in queste settimane, in un modo o nell’altro, la vicenda.