“Giovani allo sbando nel labirinto cieco del disagio diffuso”

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Da un po’ di tempo a questa parte anche  nel nostro Paese, come in tutto l’Occidente, sono aumentati in qualità e quantità  i segnali di crisi morale, sociale e spirituale nei mondi vitali della società globale, aperta, individualista e libertina. Il malessere sta crescendo a dismisura sia all’interno dei rapporti fondamentali tra le generazioni che fra le relazioni quotidiane delle varie istituzioni educative nelle loro funzioni sistemiche pubbliche. Si badi bene che ormai siamo al di là di una semplice manifestazione di  malessere settoriale perché stiamo precipitando nel vortice preoccupante di mutazione di senso e di natura della stessa  qualità della nostra convivenza civile e democratica. Da questo punto di vista la situazione è veramente paradossale in quanto ogni area di disagio è nello stesso tempo una dinamite pronta ad esplodere. La minaccia incombente riguarda la civiltà umana e cristiana del nostro Paese. Se dapprima il valore dell’uomo e l’umanità dei rapporti erano sacri e tutelati dal senso del limite e da coerenti ed impliciti comportamenti, ora si mettono  in discussione e si pongono in mobilità gli stessi  valori fondamentali. Senza  la persona umana non c’è vera coesione morale e spirituale e la stessa convivenza multietnica diventa coesistenza intollerante e rabbiosa. Le stesse  istituzioni “storiche “ e necessarie della famiglia, della scuola, della comunicazione mediante i mass-media, con Internet e la gamma degli strumenti  digitali non c’è autentica comunicazione né comunione e viene a morire, per mancanza di un autentico patriottismo pacifico l’anima e il cuore  della stessa comunità nazionale. Consideriamo il germe nefasto del nichilismo che ormai rode la weltanschaung della nostra società nelle sue espressioni  vitali :l’area giovanile (che è attraversata da modelli di riferimento esistenziale, individualista, consumista ed edonista, senza misura, senza moralità e al di fuori di una etica condivisa), i rapporti tra i sessi al di là di ogni sacro rispetto dei corpi e delle persone (femminicidio e violenza sistematica di genere, vendetta criminale per affermare il proprio valore assoluto di essere e di avere, di possedere  l’altro o l’altra strumentalizzando uomini, donne, bambini e malati ridotti a cose e a valori di mero scambio utilitaristico. Si dice che i costumi sono cambiati ed è giusto che cambino, che bisogna adeguarsi alla nuova realtà e ai nuovi bisogni di libertà che hanno aperto una pagina di nuovi diritti e un capitolo nuovo  della modernità storica. Si afferma in fondo che la società deve rimanere “aperta” e senza regole ma in questo modo si dipende dall’arbitrio e dagli istinti del momento e dai bisogni di cammino del singolo. In verità tutte le trasformazioni  sociali sono state permesse e legittimate nel quadro complessivo di una ricomposizione umana e civile  con leggi di sostegno e di scopo. Altra è l’attenzione alla relatività di ogni situazione e aspirazione soggettiva e gruppale, altro è il relativismo pernicioso che rovina tutti e tutto. E’ in atto una vera e propria  mutazione di natura e qualità umana, che  preoccupa e genera allarmismo sociale e disgregazione della coesione, rovinando pezzo dopo pezzo il tessuto armonico della nostra civiltà e mortificando la logica prioritaria  della inclusione umanistica e solidale.  Ciò che sta accadendo non riguarda il relativo ma tocca l’ideologia dell’assoluto di senso, non è una semplice divergenza ma è uno scontro sui percorsi prioritari della convivenza democratica che non può fare a meno di avere  regole salde  e  istituzioni formative ancorate ad una sostanziale   etica pubblica. Se ad esempio  i prof. diventano bersaglio dell’ira dei genitori che difendono i figli dall’arbitrio e dalla ignoranza dei prof allora siamo arrivati alla fine della dialogicità e della funzione educativa pubblica sia della famiglia che della Scuola. Come ha scritto Antonio Scurati ne “La Stampa” di Torino <L’educazione scompare dall’orizzonte> (15/2/2018) “…la nostra epoca si sta avviando al tramonto della pedagogia. Dopo l’evaporazione del Padre ora assistiamo all’eclissi del Maestro” , cioè alla fine di ogni rapporto educativo che dall’adulto viene svolto da millenni come professione sacra, maieutica e disinteressata al servizio della umanità dell’uomo (bimbo, ragazzo, giovane, anziano) per promuoverne ragioni e cultura per ben vivere e per rinnovare la società che non può restare una area di contese senza fine, ”un bellum omnium contra omnes” di Baconiana memoria. La posta del contendere è molto alta e riguarda il futuro dell’uomo e lo spazio e il tempo della sua vita e della sua rinascita, la sua centralità di valore e di orientamento. Giovani a disagio non possono essere abbandonati a loro stessi con le mille domande e i mille problemi della loro nuova condizione. D’altronde vere e opportune risposte positive di vita e non solo conoscenze di nozioni, pur necessarie, sono sempre l’orizzonte vicino di ogni sano apprendimento per mature personalità ,democratiche, armoniose e moralmente motivate sul piano  del progresso e su quello della liberazione integrale  dei popoli da ogni schiavitù. Questa è la scommessa della educazione! Questo è il Vangelo della fraternità militante e della salvezza, la leva della promozione umana dei piccoli e dei poveri…..

La nostra Società dell’indifferenza e dell’individualismo cieco non può garantire un “vero luogo antropologico” di dialogo e di fraternità senza una stabile connessione comunicativa e maieutica di adulti e giovani, di uomini e donne, di famiglie e unioni civili….di maestri e discepoli. Così è deleterio e dannoso  affidare in maniera burocratica e meccanica  questa missione professionale ad adulti delusi, sfiduciati e perplessi  senz’anima e senza cuore una così alta missione umanissima, responsabile e impegnativa. L’adulto  non è da rottamare, l’adultismo ormai è morto di morte naturale, la  riconversione  creativa in termini di professionalità matura, competente, educante e  magistralmente liberante.

Abbiamo bisogno, come dell’aria che respiriamo, di una Società aperta e libera, corresponsabile e armoniosa, coesa e migliore perché bella, buona e civile che ci affidi e consegni il patrimonio prezioso dell’umanità e in esso lo scrigno d’oro della Verità che è via e vita.

Abbiamo bisogno del Maestro Divino che illumini e riscaldi il cuore e la  mente….Anche perché soprattutto  da Lui è venuta nel Mondo  a noi e a tutti, la Parola che libera e salva , il maestro interiore,che con un  dialogo mistico e trascendentale cammina con noi  per le strade di Emmaus beneficando e perdonando tutti con amore e amicizia

Luciano Nicastro, filosofo e sociologo