Fiori e messaggi d’affetto per il clochard ucciso da un’auto pirata

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Un’auto in corsa lo ha scaraventato sull’asfalto e poi ha tirato dritto. Un’auto «pirata» ancora non individuata (e sarà alquanto difficile, vista la zona senza telecamere), che probabilmente non avrà neppure visto quell’anziano clochard che camminava a piedi. Al buio, su una via trafficatissima, quella che s’immette nella Ragusa – Catania, a qualche chilometro dal suo giornaliero «quartier generale», il semaforo all’angolo tra via Ettore Fieramosca e via Germania. 

Ora in quel palo, proprio a fianco dell’ingresso della Clinica del Mediterraneo, ci sono mazzi di fiori e un disegno. I carabinieri non sono ancora riusciti a individuare familiari del sessantaduenne di origine rumena che viveva da clochard a Ragusa ormai da tanti anni. Il drammatico incidente ormai dieci giorni fa. 

Il corpo si trova ancora all’obitorio. Se non si farà avanti nessun familiare, il comune procederà (come prevede la norma) alla sepoltura.

Quella sera, dei giovani lo hanno visto agonizzante sul ciglio della strada, si sono fermati, hanno chiamato i soccorsi. Ma non ce l’ha fatta.

Sui social tantissimi messaggi di ricordo, per quell’uomo spesso alticcio, ma con quel suo immancabile sorriso a chiunque passasse. Si toglieva il berretto e s’avvicinava, senza troppa determinazione in verità, all’auto di turno, per chiedere uno spicciolo.

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Qualche anno fa piantonava l’uscita di un supermercato, nella zona di via della Costituzione, poi, da anni, si era «trasferito» lungo via Fieramosca, strada di passaggio. Una ragazza, che lo ricorda con un pensiero affettuoso, rammenta che un figlio viveva con lui a Ragusa, pure lui un clochard. Ma qualche anno dopo era andato via.

Ora che non c’è nessuno a piangerlo, il gesto di qualche passante e di chi lo ricorda sui social è come un balsamo, una goccia almeno, sulla ferita della solitudine e della tragica uscita di vita, di un uomo il cui nome non conosce quasi nessuno.

Col suo berretto, agitato a fianco a un semaforo, resterà comunque nel cuore dei ragusani.

[Fonte Giornale di Sicilia]