I ‘Baroni in consiglio’ la spuntano. E ‘incoronano’ re Ciccio

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Gli analisti sono ancora divisi su tanti punti, ma su uno pare esserci una certa convergenza: la primavera araba è stata agevolata, nel suo diffondersi, dall’uso dei media. I social più diffusi. Potenza della tecnologia!

Pare che nella ‘vertenza’ per una poltrona conquistata sul campo e solo temporaneamente (e strategicamente) non rivendicata da Ciccio Barone, abbia giocato un ruolo di rilievo la tecnologia ormai d’uso quotidiano: whatsapp.

I ‘ragazzi di Ciccio’ hanno un loro filo diretto, un gruppo, ‘I baroni in consiglio’ (si dice), per coordinarsi: sedute, incontri, confronto.

Un nutrito gruppo di consiglieri comunali (la maggioranza nella lista che in aula sostiene Peppe Cassì) di fede baroniana. Un legame solidissimo che nasce nell’amicizia e cementa anche l’azione politica: tutti per Ciccio, insomma.

In questi mesi, il pressing sulla Salamone è stato alto. Perché all’indomani dell’approvazione del bilancio, risuonavano i cortesi ‘inviti’: “Arrivederci e grazie”… Ma l’assessora non aveva tanta voglia di lasciare la poltrona e di sedersi ‘solo’ in consiglio comunale.

I ragazzi di Ciccio questa cosa pare non l’abbiano gradita affatto. Perché quella poltrona rossa spettava al Barone: così era ‘scritto’ e così è stato ‘fatto’. Ieri sera, prima della seduta di giunta, Raimonda Salamone ha ‘mollato’: mi dimetto!

Che Raimonda Salamone fosse un nome messo lì in campagna elettorale perché piazzarci da subito Ciccio Barone poteva suonare come un ritorno al passato era un fatto risaputo. Così chiaro, che è diventato una mossa quasi gradita. Anche a chi vuole il nuovo a tutti i costi e ha votato Peppe Cassì perché – è stato il mantra – “non ha nulla a che vedere con la vecchia politica”. 

Ma a Ragusa si sa tutto, e in fondo Ciccio Barone la vittoria di Peppe Cassì l’ha costruita personalmente punto per punto: il suo gruppo coltivato negli anni, una scaltrezza maturata in sette anni di amministrazione Dipasquale, un “ma frati” qua e là, che non guasta mai. Specie se, dall’altra parte, parte, c’era il ‘serioso’ Federico Piccitto.

E a Ragusa si sapeva benissimo che di sponsor politici di Cassì ce n’erano parecchi. Tant’è che quando l’ex assessore Stefano Martorana ha girato la pirandelliana ‘corda pazza’, dicendo le cose come stavano, Cassì ha reagito stizzito. 

E ora? Cassì ha vestito i panni del notaio: sei mesi per Raimonda, poi Ciccio fino alla fine. 

La nota di Palazzo dell’Aquila con le dichiarazioni del primo cittadino è un capolavoro di equilibrismo, mal riuscito (e non poteva essere altrimenti). Grazie a Raimonda, c’ha un sacco d’impegni e quindi non ce la fa (anche l’assessora segue la stessa linea)… e quindi fozza Ciccio.

Infine una postilla (che a volte mettere un punto prima potrebbe rivelarsi una benedizione!):

“In questi mesi si sono susseguite voci riguardo a una “staffetta” tra i due, che abbiamo deciso di non commentare per non delegittimare il prezioso operato svolto dall’assessore Salamone, coscienti del gravoso impegno della stessa nel conciliare attività professionali e private con l’azione amministrativa”.

Vien da chiedersi, ma che commenti avrebbe dovuto fare se 60 secondi dopo l’elezione la voce che girava, dal palazzo alla città, era solo una: Ciccio entro fine anno è assessore!?

In fondo, è chiaro come il sole, una buona parte del merito del ritorno del centrodestra a Palazzo dell’Aquila è merito suo.

E quindi? Buon lavoro, Sir Ciccio!