Cento giornalisti e docenti insieme nel nome di La Pira

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Oltre cento persone, tra docenti e giornalisti, hanno preso parte, ieri, all’Istituto ‘San Benedetto’ di Modica, all’incontro sul tema “Riscoprire l’anima della città, etica della comunicazione e  contributo alla cultura civica”. Centrale la figura di Giorgio La Pira, nel 42esimo anniversario della sua scomparsa. Dopo l’introduzione di Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana, gli interventi di Alberto Neglia (teologo carmelitano), Annachiara Valle (giornalista) e Paolo Nifosì (storico dell’arte). Fra Alberto Neglia ha parlato delle radici mistiche dell’esperienza del ‘sindaco santo’. «La Pira ci ha chiarito che alla base dell’esperienza mistica cristiana c’è l’evento di relazione. È l’esperienza di un incontro interpersonale – ha spiegato il teologo carmelitano – tra l’io dell’uomo e il Tu di Dio. È un incontro intersoggettivo che arriva fino all’amicizia intima, d’amore tra Dio e l’uomo, per costituirsi in un “noi”: l’io dell’uomo e il Tu di Dio si uniscono e si fondono in una comunione reciproca di amore. Pur conservando ognuno la propria natura». Il carmelitano ha ripercorso l’esperienza di fede di La Pira, l’itinerario di conversione. «Raggiunto dalla luce di Dio, reso povero e libero, adesso, scarnificato e ridotto alla semplicità, all’essenziale, La Pira contempla tutto “dall’alto della terrazza di Dio”. Dal terrazzo di Dio vede la Gerusalemme celeste modello per la città degli uomini e si impegna perché questa città degli uomini si avvicini, adesso, al modello. La sua inesauribile presenza e attività mira a questo. Egli è convinto che raggiunti dalla presenza di Dio non si può più vivere come prima». La Pira comprende che deve essere «concretamente strumento della Provvidenza di Dio e dove arriva porta il sorriso di Dio». Ha annotato fra Neglia: «La politica lo trascinò quasi ogni giorno su un terreno pratico, immediato, di risposta a tamburo battente, di soluzioni di mille crisi. A Pio XII scrisse: la politica è l’attività “religiosa” più alta, dopo quella dell’unione intima con Dio: perché è la guida dei popoli!… Da sindaco di Firenze, il suo impegno a dare a tutti una casa, promuovere il lavoro». Annachiara Valle, autrice di un volume su La Pira costituente, ha messo in luce alcuni aspetti della vita del ‘sindaco santo’ impegnato in politica. In particolar modo proprio nella stesura della carta costituzionale, essendo membro della Commissione dei 75, quella che redasse il testo. «Non ebbe mai una tessera di partito – ha spiegato la giornalista -, la mia unica tessera, diceva, è quella del battesimo, perché non voleva essere un uomo di parte». Aveva una ‘ossessione’, come la definiva lui stesso, quella dei poveri. «L’unica guerra che vale la pena di combattere è quella contro la povertà», ha ricordato Annachiara Valle. E non risparmiava critiche agli stessi cattolici: «Li accusava di non amare veramente i poveri, di essere quasi inconsapevolmente attratti da ricchi e potenti. Invece per lui recuperare i poveri alla vita sociale del paese era fondamentale. Due parole chiave erano nel progetto di La Pira e dello stesso Moro: partecipazione e responsabilità». Per questo La Pira ottenne che nel primo articolo della Costituzione vi fosse messo il riferimento al lavoro, come elemento che fa sviluppare la società. «La Pira – ha aggiunto Valle – era contro un sistema liberale-capitalista. Nella sua visione, anche le imprese devono cambiare. E l’articolo 41, che in molti hanno provato poi a cambiare, c’era inserito questo convincimento. L’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’attività sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Per La Pira, la Costituzione italiana, pur non avendo un riferimento diretto, era espressione di «valori umani e cristiani… dava testimonianza a Cristo», proprio perché faceva riferimento alla dignità e al primato della persona. Lo storico dell’arte Paolo Nifosì ha messo in luce la centralità dell’architettura sacra nella storia della città. «Chiesa e municipio» espressione di due poteri, quello della Chiesa e quello del sovrano (i “due soli”, per citare Dante), sono stati a lungo luoghi centrali della vita della comunità. «Senza questi elementi fondanti di una memoria perderemmo molto in termini di solitudine o di insieme, di collettività». E ha aggiunto: «La dinamica aggregante resta lo spazio della chiesa». Perché XFactor resta un ‘fatto’ personale, «che io vedo da solo, a casa mia. Mentre la chiesa, la festa religiosa sono un elemento comunitario». E ha concluso invitando soprattutto i docenti a curare una «dimensione memoriale che spetta alla scuola». «Con commozione – aveva detto in apertura Assenza – ricordiamo Giorgio La Pira nel giorno del suo transito, il sabato senza vespri 5 novembre 1977! Lo ricordiamo nel senso proprio, lo portiamo al cuore, al cuore dei delicati impegni di chi fa l’insegnante e il giornalista e ha compiti di trasmissione dei saperi e delle notizie e al cuore della città, guardata dall’alto, da questa terrazza di Dio che è per la città il Monastero delle Benedettine che giorno e notte alzano le mani al cielo per invocare benedizione sulla città e pace nel mondo. Noi portiamo La Pira al cuore e Lui ci porta al cuore della realtà che si apprende salendo in alto, per sguardi puliti, per un educare e un comunicare che elevi. Lui che – come dice il poeta Mario Luzi – “stellò la notte”. E noi seguendo il poeta “siamo qui per questo: per ravvivare con i nostri aliti la fiamma, per stringerci le mani”». E ha concluso: «La Pira resta vivo solo se diventa, non reliquia e santino o peggio nome da usare per qualsiasi operazione, ma se lo lasciamo capace di provocarci a quella sintesi necessaria per accompagnare le nuove generazioni e la storia verso il futuro tra il concetto e diritto, la mistica e profezia, soprattutto l’innocenza e purezza del cuore, grembo di una politica vera, non machiavellica, sempre più da affidare a ciò che dal basso possiamo aiutare – soprattutto con l’educazione e una comunicazione vigile incardinata su criteri etici – a far germogliare dal basso e fare scorrere al fondo della nostra travagliata e complessa epoca».