Il 5G fa male alla salute? L’Istituto superiore di Sanità: “Psicosi immotivata”

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“Dal punto di vista della salute il 5G non è molto diverso dalle tecnologie utilizzate per la telefonia digitale. La psicosi è immotivata. In realtà, più antenne ci sono, più diminuiscono i livelli di esposizione a campi elettromagnetici”.

Ad affermarlo, come riporta Huffington Post,  è stato Alessandro Polichetti del Dipartimento di Tecnologie e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. Una dichiarazione che arriva a pochi giorni dalla prima mobilitazione di piazza contro quella che viene definita una “pericolosa deriva elettromagnetica”.

Numerosi i sindaci che hanno stoppato l’installazione delle antenne (o più tecnicamente l’adeguamento degli impianti), applicando il principio di precauzione.

Tra questi anche i primi cittadini di Ragusa, Peppe Cassì, e di Modica, Ignazio Abbate.

Il governo potrebbe aggirare le autorità locali, andando incontro alle indicazioni della task force nominata dallo stesso Conte per la ripartenza dell’Italia dopo la pandemia. La commissione ha chiesto di “adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei”,“per accelerare lo sviluppo delle reti 5G”.

Ovviamente si tratta di una scelta politica difficile, stante il vasto fronte dei contrari, a livello territoriale, all’installazione del 5G.

Polichetti, dal canto suo, ha risposto ad alcune critiche, spiegando che l’aumento di antenne: “non dovrebbe preoccupare, ma tranquillizzare: mettendo più antenne, i livelli di esposizione diminuiscono, perché queste saranno meno potenti”. Altro motivo di presunto allarme è il fatto che saranno utilizzate frequenze non impiegate prima: “La banda dei 27 Ghz (quella raggiunta dalla rete 5 G) si dice siano frequenze inesplorate. In realtà non è vero, hanno solo avuto applicazioni di altro tipo rispetto alla telefonia cellulare. Non abbiamo motivi di ritenere che il 5 G sia più pericoloso delle tecnologie precedenti”.