‘Coming out’: intervista al presidente nazionale di Agedo, Fiorenzo Gimelli

378

Ieri Agedo Ragusa ha presentato al Centro Commerciale Culturale di Via Matteotti a Ragusa il docufilm “Coming Out” di Denis Parrot.

L’iniziativa è stata inserita nel programma dell’Estate Iblea promossa dal Comune di Ragusa.

La proiezione del documentario è stata preceduta da un dialogo sui temi del coming out e della visibilità con Anna Battaglia – Presidente Agedo Ragusa -, Fiorenzo Gimelli – Presidente Agedo Nazionale -, Valeria Vicari – Presidente Associazione Katastolè Prospettive. L’intervento è stato moderato da Elvira Adamo – Agedo Ragusa.

Lo scopo dell’iniziativa – coerente con gli scopi statutari di Agedo – era di dare informazioni a genitori, insegnanti, educatori, ragazze e ragazzi su temi delicati e importanti, come l’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’affermazione di sé.

All’incontro erano presenti il Sindaco Avv. Cassì e l’Assessore alla Cultura Clorinda Arezzo. Il Sindaco ha confermato l’attenzione dell’Amministrazione Comunale per le tematiche oggetto dell’incontro, e la volontà di fare della città di Ragusa un luogo inclusivo, rispettoso delle minoranze e delle differenze.

Al termine dell’incontro, grazie alla collaborazione di Agedo Ragusa, abbiamo posto alcune domande al Presidente di Agedo Nazionale, Fiorenzo Gimelli, che è il referente nazionale dell’associazione, e ne decide, insieme al Direttivo Nazionale, gli indirizzi e cura le relazioni istituzionali con Ministeri, Enti e Università e con la Stampa Nazionale.

Presidente Gimelli, che cos’è Agedo?

Agedo (A.ge.D.O.) è un acronimo per indicare l’associazione nazionale di genitori, parenti e amici delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e con altre identità sessuali.  Agedo si rivolge quindi a un bacino molto grande, che riguarda, diciamo, tra il 5 e il 10 per cento della popolazione italiana, e si rivolge anche a coloro che non appartengono alla comunità LGBT++ in senso stretto, ma sono cittadine e cittadini interessati comunque al fatto che tutti abbiano parità di diritti insieme a parità di doveri. E questo è il pubblico al quale ci rivolgiamo e che cerchiamo di rendere sempre più partecipe delle nostre battaglie e delle nostre idee.

Quante sono le sedi di Agedo in Italia?

Le sedi di Agedo in Italia sono 30 e sono equamente distribuite tra Nord e Sud, quindi c’è una buona copertura territoriale. In questo modo le persone trovano vicino o molto vicino a casa loro la possibilità di avere una sede con cui entrare in contatto per poter avere il supporto necessario. L’elenco delle sedi è disponibile sul sito www.agedonazionale.org, dove si possono trovare moltissimo materiale da consultare e scaricare per poter avere informazioni e per poter chiarire aspetti magari poco chiari su orientamento sessuale, identità di genere e altri argomenti.

Quali sono gli obiettivi di Agedo?

Agedo è nata nel 1993 da un piccolo gruppo di mamme lombarde che per la prima volta decisero di non vivere in silenzio la condizione naturale dei loro figli e delle loro figlie, relativa all’orientamento omosessuale, ma, invece, di gridare al mondo la necessità che anche le persone omosessuali potessero vivere come tutti gli altri alla luce del sole i loro rapporti affettivi e che la collettività li riconoscesse.

Quindi Agedo nasce all’inizio con un compito soprattutto, che era quello di ascoltare e di accogliere le famiglie che andavano in crisi al coming out dei figli e delle figlie. E questo accadeva spessissimo oltre un quarto di secolo fa e purtroppo continua ad accadere ancora oggi, difatti Agedo continua ad occuparsi di questo in tutte le sedi sul territorio nazionale.  Agedo, però, fa anche altro. L’associazione si occupa di accoglienza, organizza gruppi di autoaiuto, si interfaccia con le istituzioni, organizza corsi di formazione e di informazione organizza convegni, proiezioni di film, occasioni per discutere, formare ed informare soprattutto le persone non LGBT++  che non sono coinvolte o che non sanno nulla di queste tematiche, perché nel nostro Paese c’è una grandissima ignoranza su questi temi, sia nella società civile che nella politica e questo ostacola il pieno raggiungimento dei diritti, circolano molte cosiddette “fake news” e noi cerchiamo di opporci a tutto questo. Oltretutto Agedo ha rapporti di rete con le altre associazioni LGBT++, di collaborazione e di sostegno, ad esempio con la partecipazione ai Pride. Agedo ha rapporti con le forze politiche e cerchiamo di fare insieme alle altre organizzazioni “una piccola lobby”, perché la tematica dei diritti LGBT++, ma non solo, sia presente nell’agenda politica e si possano ottenere dei risultati.

Naturalmente negli anni il nostro impegno si è modificato, all’inizio (e lo dice anche l’acronimo dell’associazione) c’erano solamente i genitori di persone omosessuali, mentre oggi noi decliniamo genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali transgender e abbiamo aggiunto anche “più” (+), intendendo tutte le persone con diverse identità sessuali, quindi cerchiamo di dare accoglienza e di avere con noi tutto il mondo diciamo non cisgender ed etero, anche se la maggior parte di noi è etero.

Negli anni abbiamo visto che, per fortuna, l’accettazione sociale, la possibilità di esprimere la propria affettività, le normative – se pensiamo, per esempio, alla legge del 2016, la cosiddetta “legge Cirinnà” sulle unioni civili – hanno sdoganato e parzialmente migliorato la situazione. Però da quattro anni e mezzo, quasi cinque anni siamo fermi e occorre andare avanti. Nel frattempo è ripartita la battaglia, lo vediamo con i continui Pride e le manifestazioni per il sostegno al disegno di legge Zan che vuole porre un aggravamento di pene e non solo per chi fa discorsi di odio.

E questa a noi sembra una battaglia sacrosanta.

Perché è importante il coming out per ragazze e ragazzi omosessuali, bisessuali e transgender?

Intanto parliamo della definizione di coming out che è camping out e significa letteralmente “uscir fuori”. La definizione è l’abbreviazione di coming out of the closet – venire fuori dall’armadio. È la terminologia corretta per indicare quando le persone esprimono chiaramente in famiglia o nella società o nel luogo di lavoro o nel luogo di studio il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere. Quindi significa rendersi visibili al mondo. E questo è quanto soprattutto le giovani generazioni oggi vogliono fare non accontentandosi più, come avveniva fino a qualche decennio fa, di vivere nell’oscurità, di vivere una vita parallela, magari con una finta copertura e creando una famiglia etero con figli per poi vivere la propria vita, la propria sessualità, la propria affettività in un modo nascosto come fosse una vergogna o come fosse una perversione.

Questo è un mondo totalmente finito, i nostri giovani non lo accettano più e quindi molti di loro vogliono e pretendono di vivere allo scoperto e pretendono che la società riconosca i loro diritti. È importante il coming out, perché solo in questo modo, se parliamo di persone consapevoli, il coming out permette a tutti di rendersi conto di quante siano le persone LGBT++, che sono un numero consistente e quanto sia importante che queste minoranze molto consistenti abbiamo una tutela, e hanno la necessità che i loro diritti siano riconosciuti. Sono i diritti dei rapporti e del riconoscimento delle loro unioni, anche la normativa sulle unioni civili, cui accennavo prima, è però gravemente insufficiente, ad esempio perché non c’è nessuna protezione per i figli e ci sono ancora discriminazioni sui diritti riproduttivi e sulla possibilità di avere figli e di poter adottare e così via. Noi pensiamo che questo sia necessario e solo se molti, noi speriamo tutti, vivono tranquillamente alla luce del sole quello che è il loro orientamento e la loro identità, solo a questo punto ci si dovrà rendere conto che qui non siamo di fronte a gruppi di pervertiti, ma siamo di fronte a persone che hanno un profilo identitario ben preciso, che hanno e che manifestano determinati bisogni che devono essere soddisfatti e che i loro bisogni , le loro necessità non interferiscono e non limitano quelli altrui.

Nel Suo intervento ha parlato anche di “coming out delle famiglie”. In che modo il coming out di una figlia o di un figlio coinvolge anche le famiglie di appartenenza?

Il coming out che noi auspichiamo riguarda le persone LGBT+++, ma anche le loro famiglie. Naturalmente tutto questo deve sempre avvenire in accordo con le persone interessate perché sono loro i titolari del loro diritto alla privacy e nessuno si deve permettere quello che con una parola che oggi ha un significato deteriore è di fare outing, cioè svelare a terzi, senza l’accordo del soggetto interessato, l’orientamento sessuale e l’identità di genere di una persona. In questo compresi anche i genitori che non si devono permettere di fare questo con nessuno, salvo che non ci sia l’accordo con la persona interessata. Detto questo è chiaro che se vale il ragionamento fatto prima, cioè della normalità delle vite delle persone LGBT++, e questo vale anche per quelle famiglie che al loro interno hanno persone LGBT++ e che se lo manifestano chiaramente nel luogo dove abitano, il loro contesto sociale, amicale, di lavoro, eccetera,  testimoniano che c’è una pluralità di orientamenti, che tutti hanno lo stesso valore, che le persone non devono essere giudicate per una questione identitaria come l’orientamento sessuale e l’identità sessuale, ma solo per i loro comportamenti e quindi questo è assolutamente importante, e poi dimostrano che si può vivere tranquillamente, si devono vivere alla luce del sole i propri sentimenti e la propria affettività, allo stesso modo per gli eterosessuali, per gli omosessuali, per le persone transgender, perché tutto quello che riguarda il proprio essere, quello che si è, in modo positivo non può e non deve mai essere motivo di discriminazione da parte di altri. Altrimenti ritorniamo a tempi bui della nostra storia.

Per molto tempo si è affermato che “l’omosessualità non è una scelta”. Nel Suo intervento Lei ha suggerito di cambiare paradigma, di cambiare prospettiva. In che senso?

È una domanda che mi fa piacere ricevere, mi fa piacere che sia stato sottolineato nel mio intervento di oggi questo aspetto. È chiaro noi parliamo in questo caso di caratteristiche che si riferiscono al proprio orientamento sessuale e di identità di genere, e questo significa “chi mi piace” e “chi mi sento” perciò le persone devono sempre essere descritte per le loro caratteristiche in senso positivo, non perché non appartengono a un gruppo che è considerato dominante o maggioritario in termini numerici, perché questo è un disvalore. È chiaro che nessuno fa la scelta di essere omosessuale come nessuno fa la scelta di essere eterosessuale. Lo stesso come una persona transgender o una persona cisgender, come si dice. Quindi essendo questioni che appartengono alla nostra natura, a come siamo fatti, non c’è evidentemente nessuna questione di scelta. Quindi è bene definire le persone per quello che sono e bisogna tenere sempre a mente questo, perché quando noi diciamo a persone non etero cisgender “tu non hai scelto”, loro potrebbero dire “ma anche tu non hai scelto”, perché mi definisci in base a quello che non sono. Ecco quindi questa è la cosa su cui invito tutti a riflettere.

Come giudica l’attuale stato dei diritti nel nostro paese e l’attenzione della politica? 

Il nostro Paese, diciamo, è uno dei Paesi meno avanzati in termini di diritti in generale, per le persone LGBT+++ più in particolare. Se noi se noi andiamo a vedere la classifica che tutti gli anni fa ILGA, che è l’associazione mondiale che raggruppa tutte le associazioni territoriali locali relative al mondo LGBT++, noi vediamo che l’Italia è molto più vicina ai paesi dell’Est, alla Russia che ai Paesi dell’Europa occidentale avanzata e questo è un grandissimo problema, perché che noi abbiamo avuto poche leggi in materia. Abbiamo avuto nel 1982 una legge per la transizione di genere che allora era una legge molto avanzata e che oggi, avendo al momento quarant’anni, è una legge assolutamente superata e da modificare. Poi abbiamo avuto all’inizio degli anni 2000, in conformità con Unione Europea, l’introduzione di norme specifiche sul mondo del lavoro e poi abbiamo avuto nel 2016 l’approvazione delle unioni civili, in cui però non c’è nessuna norma per quanto riguarda l’uso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, né per quanto riguarda l’adozione o i figli e quindi con una gravissima lacuna.

Oggi abbiamo in discussione il ddl Zan che riguarda i crimini d’odio, quindi non aumenta i diritti però permette di colpire in modo specifico, se verrà approvato, di colpire in modo specifico chi compie azioni di odio, di violenza, di bullismo contro le persone LGBT+++, ma, appunto, non sappiamo se verrà approvato, noi lo auspichiamo, ci stiamo insieme ad altri, ma non sappiamo cosa accadrà. Quindi la situazione nel nostro Paese non è particolarmente rosea. Noi vorremmo quindi, noi auspichiamo che il ceto politico si renda conto che è necessario fare dei passi da gigante per aggiornare il nostro ordinamento, per aggiornare anche il fatto che, per esempio, nelle scuole ci sia educazione all’affettività e alla sessualità e che questa sia fatta in modo curriculare a tutti, in modo che essendoci maggior consapevolezza questo riduca lo stigma e riduca poi la discriminazione. È una battaglia di lungo periodo che non ha ancora dato i frutti desiderati. La società è molto più informata di 30 anni fa, però la velocità con cui questo avviene è troppo lenta e noi speriamo e lavoriamo affinché tutto ciò acceleri.

Alla fine della nostra conversazione Le chiedo: è ottimista o pessimista? 

È una domanda molto complicata, ma io dico che un po’ per ruolo (ma questo lo dico scherzando) io sono ottimista e non lo dico perché è chiaro che se uno fosse un po’ pessimista sulle cose di cui si occupa, insomma sarebbe deleterio e potrebbe indurre ulteriormente a sconforto, ma lo dico perché a mio parere il tema dei diritti, l’allargamento dei diritti è una questione simile all’andamento di un fiume. Un fiume continua ad avanzare, in qualche momento potrà anche inabissarsi, ma poi riappare, ci possono essere degli ostacoli, ma comunque poi in qualche modo verranno aggirati. Io penso che oggi ci sono e si stanno manifestando in modo estremamente pesante delle posizioni ostili, ma sono situazioni di retroguardia e penso che ci sia la possibilità di superarle. Tra l’altro ricordando che se tutti abbiamo gli stessi doveri, è giusto che tutti abbiamo gli stessi diritti e che aggiungere diritti a qualcuno non è togliere ad altri. Noi ci battiamo non solo perché una fetta di umanità importante non sia più stigmatizzata. E questo vale per i nostri figli, ma lo stesso vale per le persone che appartengono a culture diverse, che hanno religioni diverse eccetera.  Questo è un mondo che deve imparare a convivere e capire che è molto più variegato, è molto più sfumato, è molto più plurale di quello che alcuni vorrebbero inscatolare in facili e poche caselle. Questa è la sua bellezza ed è quello che ha dato al mondo la possibilità di sopravvivere fino ad oggi. Quindi io penso che tutti insieme e con un apporto fondamentale delle persone ad oggi non coinvolte, di coloro che non sanno nulla, si otterranno dei buoni risultati. Purtroppo nessuno di noi può prevedere quando, ma tutti noi dobbiamo puntare a questo in modo deciso e convinto per il bene di tutti, perché più una società è inclusiva e capisce il valore delle differenze, più una società è evoluta ed è una società in cui tutti stanno meglio.

Per maggiori informazioni www.agedonazionale.org