“Ha rubato perché aveva fame”. Il giudice la assolve

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Sessantanove anni e una fedina penale immacolata (non che quando si è poveri e non si ha cosa mangiare conti molto l’essere un santo un mascalzone!).

La signora Giovanna s’è messa in borsa una provola, una mozzarella e un po’ di pancetta. Manco dieci euro.

Quando è uscita dal supermercato, però, la sicurezza le ha controllato la borsa, ed è scattata la denuncia.

Un lungo processo. Fino al giorno della sentenza: la donna non c’era, ma era presente solo la figlia, che ha pianto tutto il tempo. Dire che ci si è appropriati di qualcosa senza poterla pagare, quello che la legge prevede come furto, è pesante quando la motivazione è devastante: “Aveva fame”.

In un’epoca in cui sempre di più si prova a dare la colpa ai poveri di essere poveri (frasi odiose del tipo: “se è ridotta così un motivo ci sarà…”), un giudice ha riaffermato la legge. Che prevede lo stato di necessità e, peraltro, si trattava di una somma modestissima. Ha rubato per fame. a vergognarsi non devono essere di certo la madre e la figlia.

I fatti risalgono al dicembre del 2019. A Trapani.

Rubare è e resta un reato. Rubare perché non si ha fame, però, non è una ‘colpa’.