Un immobile su tre abbandonato: a Modica i quartieri storici si svuotano

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A Modica i quartieri del centro storico sono sempre meno popolati. Su 5.661 edifici censiti, ben 2.174 sono vuoti. E’ il risultato di una mappatura organizzata dal gruppo Modicaltra, con la collaborazione dei cittadini dei quartieri interessati.

Un lavoro, durato per tutto il 2021, fatto via per via, porta per porta. Dalle viuzze di Modica Alta, scendendo, scalino dopo scalino, fino a Modica bassa. Su una mano una mappa, sull’altra una tabella in cui classificare gli edifici: abbandonati, inutilizzati, ruderi.
Un anno di mappatura ha fotografato lo stato di una parte della città. Quasi il 40 per cento di immobili non utilizzati è un dato da cui far partire una riflessione su dove va Modica, in particolare, e dove vanno i centri del Sud Italia.

“A Modica assistiamo a nuove espansioni edilizie mentre gli abitanti diminuiscono. Ci è sembrato opportuno, in un ottica propositiva, partire da una ‘fotografa’ dell’esistente e i dati restituiscono numeri allarmanti di edifici vuoti per il solo centro storico. Se abbiamo così tanti vuoti, perché continuare a costruire e consumare nuovo suolo? Su questo tema vorremmo aprire un dialogo con la città e gli abitanti dei quartieri.”

Sabato 7 maggio, alle 18.30, in strada Castello, a due passi dalla casa natale di Salvatore Quasimodo si parlerà di consumo di suolo, mobilità urbana, possibilità rigenerative, contrasto alla gentrificazione e all’abbandono. Sarà l’occasione per confrontarsi con esperienze virtuose e raccontare il neonato spazio di comunità Modicaltra.

Molti e interessanti gli interventi previsti. Flavia Amoroso, operation manager dell’associazione South Working – Lavorare dal Sud, che porta avanti una nuova cultura del lavoro compatibile con la possibilità di tornare a ripopolare i borghi e le aree interne. Gli architetti Mark Cannata e Antonio Stornello di Modica, ideatori di Kassandra, software ospitato alla Biennale di Architettura a Venezia che permette di prevedere, tra i vari scenari del futuro, quello che per la singola città può rivelarsi sotto più profili il migliore dal punto di vista della resilienza ai cambiamenti climatici. Infine Marcella Silvestre, responsabile della progettazione per il CESVOP di Palermo che ha lavorato al primo patto di collaborazione stipulato su un bene confiscato, Villa Castello di Bagheria, da poco trasformata nel Centro Polivalente Don Milani, bene comune cogestito da oltre 26 associazioni.