“Brigate Rosse: un diario politico”. Presentazione al The Globe

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Martedì 26 maggio, alle 19, al The Globe di Ragusa, Michele Mililli, dell’ass. AMR Contro Vento, presenterà il libro “Brigate Rosse: un diario politico” a cura di Silvia De Bernardinis, Derive Approdi Edizioni. Sarà presente l’autrice.
Una breve sintesi dell’opera:
“Nel 1986, alla vigilia dell’apertura del processo Moro, alcuni prigionieri politici delle Brigate rosse propongono un lungo documento, risultato del confronto e delle discussioni che hanno sviluppato nei carceri speciali tra il 1983 e il 1986. Il testo, che era rimasto inedito, ricostruisce dettagliatamente la traiettoria storico-politica brigatista, dalle origini, nel biennio 1968-69, alla «ritirata strategica» del 1982.
Si tratta di un “documento interno”, destinato cioè ai militanti delle Br in quel momento ancora in attività. Non un documento programmatico volto a sostenere una tesi politica, ma un riattraversamento critico dall’interno, della propria storia, che cercava di fare chiarezza tra spaccature, arresti, pentimenti e dissociazioni, settarismi che caratterizzarono gli ultimi anni dell’organizzazione. L’obiettivo degli autori era quello di individuare e mettere a fuoco le aporie pratico-teoriche del percorso politico-militare brigatista, di interrogarsi sulla praticabilità della guerriglia, cercando di adeguarne l’analisi e la pratica alla luce del contesto internazionale e interno che iniziava a delinearsi tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.
Il documento ricostruisce e analizza, per triennio, tutta l’esperienza brigatista dalle condizioni storico-politiche che diedero corpo alla lotta armata nel biennio 1968-69, alla crescita dell’incidenza politica della propaganda armata su ampi, anche se non maggioritari, strati della società, all’impasse sull’ipotesi di condotta di una guerra rivoluzionaria di lunga durata in un paese a capitalismo maturo, il nodo non risolto del passaggio dalla propaganda armata alla fase successiva. L’attenzione è focalizzata sul dibattito interno all’organizzazione, su intuizioni e limiti della sua produzione pratico-teorica, in particolare la concezione di Stato imperialista della multinazionali: le Br colgono infatti con chiarezza i processi di multinazionalizzazione del capitale in corso interpretandoli, però, come già dati e in atto anziché come tendenza, processo in divenire, e comprimendo le contraddizioni presenti in quel momento. Il testo prende in esame i diversi governi che si succedono tra la fine degli anni 60 e la prima metà degli anni 80, i partiti politici, il movimento di classe, la sinistra rivoluzionaria, la guerriglia e l’antiguerriglia, cioè tutti gli attori sociali che sono stati parte attiva dello scontro sociale degli anni 70, e in questo quadro analizza la proposta politico-strategica delle Br e i risultati alla prova dei fatti. Una ricostruzione a 360 gradi che è storia delle Br e storia dell’Italia, al di là delle intenzioni stesse degli autori. Il testo costituisce una fonte storica importante, che restituisce non solo la complessità storico-politica entro cui le Br si muovono, ma soprattutto mostra la capacità collettiva di riflettere sulla propria storia andando a cercare le criticità, in primo luogo, al proprio interno, senza demonizzazioni o idealizzazioni. Un testo differente, per la prospettiva e per gli obiettivi che si pone, dalle ricostruzioni degli storici, ma non per questo meno rigoroso dal punto di vista del metodo utilizzato. Soprattutto oggi, un testo importante perché rappresenta una pietra di inciampo contro le manifeste falsificazioni della storia delle Brigate rosse e con essa dell’esperienza rivoluzionaria italiana degli anni Settanta, portate avanti attraverso gli strumenti della dietrologia, dell’ideologia vittimaria e della memoria condivisa, e cioè di dispositivi ideologici e censori di controllo sul passato e sulla storia dei conflitti sociali, delle esperienze rivoluzionarie, di cui non si tace, ma al contrario si parla costantemente, veicolandone contenuti volti a svuotarne e mistificarne il significato e a selezionare ciò che legittima il potere, al fine di impedirne la comprensione critica e la riappropriazione di una memoria di classe”.