Sei migranti morti di fame e di sete. Ammatuna: “Immagini da lager”

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Sei rifugiati siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un adolescente e tre adulti, sono morti su un barcone presumibilmente «di fame e di sete». Lo afferma l’Unhcr sottolineando che l’Agenzia sta assistendo i 26 sopravvissuti sbarcati a Pozzallo, molti dei quali «presentano condizioni estremamente gravi, tra cui ustioni». «E’ inaccettabile – aggiunge Cardoletti -. Rafforzare il soccorso in mare è l’unico modo per evitare queste tragedie». I naufraghi giunti la scorsa notte a Pozzallo, secondo il sindaco Roberto Ammatuna, medico, si presentavano «in uno stato di impressionante disidratazione e debolezza. Tutti i migranti faticavano a mantenere la stazione eretta». «Oltre al grave stato di disidratazione, si evidenziava anche un’eccessiva desquamazione cutanea – aggiunge il sindaco – da probabile esposizione al vento, al sole e al mare. Una migrante è stata trasportata in ospedale, tutti gli altri sono stati immediatamente rifocillati e idratati a Pozzallo. L’immagine terribile era paragonabile a quella dei sopravvissuti ai lager nazisti. E’ inaccettabile assistere a questa terribile disumanità».

Le vittime e i sopravvissuti, spiega l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, si trovavano su un barcone alla deriva da diversi giorni nel Mediterraneo centrale, prima che a soccorrerli arrivasse una nave della Guardia Costiera italiana. Oltre ai due bambini, sarebbero morti un dodicenne e tre donne tra cui la nonna e la madre di alcuni bimbi che invece sono sopravvissuti. “Si pensa che siano morti di fame e di sete” ribadisce l’Unhcr esprimendo le condoglianze ai familiari delle vittime e ricordando che nel 2022 sono oltre 1.200 le persone che sono morte e risultano disperse nel tentativo di traversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa.

«Questa inaccettabile perdita di vite umane e il fatto che il gruppo abbia trascorso diversi giorni alla deriva prima di essere soccorso – dice la rappresentante dell’Unhcr in Italia Claudia Cardoletti -. Il soccorso in mare è un imperativo umanitario saldamente radicato nel diritto internazionale» ma “allo stesso tempo è necessario fare di più per ampliare i canali sicuri e regolari e crearne di nuovi per fare in modo che le persone in fuga da guerre e persecuzioni possano trovare sicurezza senza mettere ulteriormente a rischio le loro vite».