Ibla, nasce Comitato contro il trasferimento di padre Floridia

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Un Comitato per dire No al trasferimento di padre Pietro Floridia. A fondarlo alcuni parrocchiani di Ibla che hanno anche diffuso una nota alla stampa:

“Dopo le numerose vicissitudini legate alla richiesta fatta al Dicastero per il Culto Divino per rendere giustizia alla storia della città e alla figura di San Giorgio Martire a Ragusa- scrivono- finalmente la verità ha trionfato e il Dicastero ha prodotto il decreto tanto sospirato attraverso il quale San Giorgio viene proclamato Patrono Aeque Principalis della città”.

“In  tutto questo doloroso percorso- raccontano- abbiamo  constatato il grave,  feroce, calunnioso e impietoso attacco al nostro parroco  don Pietro Floridia che, solo perché si è permesso di appoggiare la nostra causa, di difendere la verità e ricercare la giustizia, è stato oggetto di  ingiurie e calunnie  di ogni genere. Ora, è arrivato il momento della resa dei conti per padre Floridia, reo- dichiarano i componenti del Comitato- di avere condiviso la nostra iniziativa della ricerca di giustizia e verità per San Giorgio e per la città. Corre voce- scrivono- che quanto prima egli  sarà trasferito ad altra parrocchia e in questo, sembra, si adduca il motivo che da oltre 35 anni si trova a guidare San Giorgio. Il paventato trasferimento, sarebbe ‘giustificato’ da questa che riteniamo una  scusa”.

“In tutto ciò- si legge ancora-, premesso che noi parrocchiani non siamo affatto stanchi di padre Pietro Paolo Floridia”, “anche se siamo pienamente consapevoli che niente è per sempre, ci chiediamo: perché oramai a pochi anni dal compimento del 75° anno di età egli debba essere trasferito dopo una vita che si trova a San Giorgio? Perché questo trauma e questa ‘violenza’ per lui e per la comunità che tanto gli vuole bene? Perché questo impietoso trasferimento guarda caso dopo la questione del patronato di San Giorgio sulla città di Ragusa?”

“Ci auguriamo- concludono- che le voci della rimozione di padre Floridia da San Giorgio siano e rimangano solo voci altrimenti non sarebbe credibile la ‘scusa’ dei 35 anni o la necessità altrove e si aprirebbe la strada alla verosimile ipotesi della punizione, cosa che non darebbe lustro alla Chiesa locale”.