
Il tema del precariato in Sicilia torna al centro del dibattito istituzionale. Le sigle sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl sono state ascoltate dalla commissione Affari istituzionali dell’Ars, per affrontare una questione che, nell’isola, riguarda oltre 1.100 lavoratori Asu tra privato sociale ed enti pubblici.
Durante l’audizione, i rappresentanti sindacali hanno descritto un quadro definito “gravissimo”: circa 500 addetti del privato sociale e altri 600 impiegati negli enti locali, distribuiti in una novantina di Comuni, rischiano di vedere sfumare il percorso di stabilizzazione con la scadenza del 30 giugno 2026. Una prospettiva che, secondo i sindacati, potrebbe trasformarsi in una nuova emergenza occupazionale e sociale, con ricadute dirette sulla continuità dei servizi essenziali erogati ai cittadini.
Da qui una serie di richieste precise: prorogare al 31 dicembre 2027 il termine utile per completare le stabilizzazioni, garantire la permanenza dei lavoratori nel bacino Asu oltre il 2026, consentire il transito del personale del privato sociale negli enti pubblici e introdurre una norma nazionale che permetta la stabilizzazione anche nei comuni in dissesto che non hanno ancora approvato il bilancio stabilmente riequilibrato. Nel corso dell’incontro è emersa anche la necessità di sollecitare la Sas affinché tutti i lavoratori possano firmare i contratti entro il 30 aprile, evitando ulteriori criticità legate ai ritardi nell’approvazione degli strumenti finanziari.
Dalla commissione, fanno sapere i sindacati, è arrivato l’impegno a presentare un emendamento per prorogare al 31 dicembre 2027 i processi di stabilizzazione, la conferma della continuità nel bacino Asu e la volontà di avanzare una risoluzione al presidente della Regione per aprire un confronto con il Governo nazionale su una norma che preveda la stabilizzazione anche per i lavoratori in posizione soprannumeraria e che prestano la propria attività presso enti in dissesto.
