
Un intervento di bonifica subacquea ha portato alla rimozione di oltre 3.000 metri di reti da pesca abbandonate nei fondali dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, nel siracusano, in un tratto di mare compreso tra Ortigia e Ognina. L’operazione, condotta tra l’11 e il 12 maggio, ha interessato un ecosistema di elevato pregio naturalistico caratterizzato da praterie di Posidonia oceanica e formazioni di coralligeno a profondità comprese tra i 30 e i 40 metri.
L’iniziativa si inserisce nel quadro della collaborazione tra Marevivo, Arca Fondi SGR e Banca Agricola Popolare di Sicilia, con il supporto operativo di diving specializzati e autorità locali. L’attrezzo recuperato, una rete “fantasma” identificata durante un’immersione preliminare, si era depositato sui fondali, continuando a intrappolare fauna marina e a danneggiare gli habitat bentonici.
Secondo gli operatori, l’impiego di sistemi di immersione avanzati come i rebreather ha consentito interventi prolungati in sicurezza, permettendo il recupero anche di ulteriori attrezzi da pesca dispersi. Le reti fantasma rappresentano una delle principali minacce per gli ecosistemi marini: continuano infatti a pescare in modo passivo, causando mortalità di specie ittiche e degrado degli habitat.

«Le reti fantasma provocano danni inestimabili all’ecosistema marino» ha dichiarato Massimiliano Falleri di Marevivo, sottolineando come la rimozione sia una misura essenziale per il ripristino dell’equilibrio biologico e la prevenzione di ulteriori impatti. L’intervento è stato reso possibile anche grazie al supporto tecnico del Centro Diving Capo Murro e alla collaborazione istituzionale di enti locali e autorità marittime.
Per le organizzazioni coinvolte, l’operazione rappresenta un modello di intervento integrato tra settore pubblico, privato e terzo settore, orientato alla tutela del patrimonio naturale. L’Area Marina Protetta del Plemmirio si conferma così un’area strategica per la conservazione della biodiversità del Mediterraneo, sempre più esposta agli effetti dell’inquinamento da plastica e attrezzi da pesca dispersi.

La collaborazione tra i partner proseguirà nei prossimi mesi con nuove attività di monitoraggio e recupero, nell’ambito di un programma più ampio volto alla protezione degli ecosistemi marini e alla sensibilizzazione sull’impatto dei rifiuti in mare.
