Uccisa dal marito a Misterbianco, Alessandra dona gli organi

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Nel dolore immenso di una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità, emerge un gesto di straordinaria generosità. Alessandra Bruno, la donna morta dopo essere stata brutalmente aggredita dal marito nella loro abitazione di Belsito, frazione di Misterbianco, aveva espresso il consenso alla donazione degli organi. Una scelta che oggi consentirà di offrire una speranza concreta a persone in attesa di trapianto.

Dopo la dichiarazione di morte cerebrale e il nulla osta dell’autorità giudiziaria, all’ospedale Garibaldi di Catania sono state avviate le procedure per il prelievo degli organi. Un atto di solidarietà che rappresenta un segno di vita e di speranza in una storia segnata dalla violenza.

Alessandra Bruno era stata colpita al capo con un martello dal marito, Salvatore Mallamo, 53 anni, al culmine di una drammatica aggressione avvenuta davanti ai quattro figli della coppia, due maggiorenni e due minorenni. A lanciare l’allarme era stata la figlia maggiore, che aveva contattato il Numero Unico di Emergenza 112 mentre tentava disperatamente di salvare la madre.

Trasportata in gravissime condizioni in ospedale, la donna ha lottato per due giorni tra la vita e la morte prima che i medici ne dichiarassero il decesso. Nelle stesse ore il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto del marito, accusato di femminicidio.

Le indagini proseguono per chiarire il movente dell’omicidio. Secondo le prime ricostruzioni, la coppia stava attraversando un periodo di crisi ed era in fase di separazione.

Intanto la comunità di Misterbianco continua a stringersi attorno ai quattro figli della vittima. In segno di lutto il sindaco Marco Corsaro ha disposto l’annullamento delle manifestazioni previste ieri per la Festa della Repubblica e ieri sera, su iniziativa della Parrocchia San Massimiliano Kolbe, si è svolta una fiaccolata per le vie di Belsito per ricordare Alessandra Bruno e manifestare vicinanza alla sua famiglia.

Una tragedia che lascia una ferita profonda, ma dalla quale emerge anche l’ultimo gesto di altruismo di una donna che, attraverso la donazione degli organi, continuerà a vivere nel dono fatto ad altre persone.