Sindaco di Spadafora arrestato per scambio elettorale

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foto dalla pagina Fb del comune di Spadafora

I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti del sindaco di Spadafora, Letterio Pistone, posto agli arresti domiciliari con le accuse di scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Nello stesso provvedimento sono coinvolti anche due fratelli, di 75 e 71 anni, ritenuti dagli investigatori vicini al gruppo mafioso riconducibile ai cosiddetti “barcellonesi”.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, si concentra sulle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Secondo la ricostruzione accusatoria, i due indagati avrebbero messo a disposizione il proprio peso sul territorio per orientare il consenso elettorale a favore di Pistone, sfruttando la reputazione derivante dalla presunta contiguità con ambienti della criminalità organizzata.

Gli inquirenti sostengono che, dopo l’elezione, il primo cittadino avrebbe ricambiato il sostegno ricevuto attraverso una serie di provvedimenti amministrativi ritenuti favorevoli ai due fratelli. Tra gli atti finiti sotto la lente figurano l’assegnazione di aree destinate a parcheggio in prossimità di immobili privati, agevolazioni tributarie relative all’Imu, facilitazioni nell’iter burocratico per alcune pratiche amministrative e autorizzazioni riguardanti il cambio di destinazione d’uso di immobili.

L’indagine comprende anche un secondo filone investigativo che coinvolge il sindaco e un’insegnante cinquantenne. La Procura ipotizza che, durante le operazioni di voto, la donna abbia fornito aggiornamenti in tempo reale sull’andamento delle preferenze all’interno di una sezione elettorale e, in alcuni casi, sia intervenuta su schede ritenute nulle o contestabili.

In cambio di tale presunto supporto, secondo gli investigatori, la donna avrebbe ottenuto un incarico di collaborazione volontaria presso il Comune di Spadafora, oltre all’inserimento di un proprio familiare in un progetto di servizio civile retribuito gestito dalla Pro Loco locale.

Le accuse sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Gli indagati potranno far valere le proprie ragioni nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.