
Un bosco che non è soltanto un luogo in cui passeggiare, ma uno spazio nel quale la natura diventa parte di un percorso strutturato di benessere. È il principio alla base delle cosiddette Foreste Terapeutiche, una realtà ancora poco diffusa che trova uno dei suoi esempi nella Mata Nacional do Buçaco, nella frazione di Luso, nel comune portoghese di Mealhada.
La foresta di Buçaco è indicata come la prima Foresta Terapeutica certificata della Penisola Iberica e fa parte di un gruppo ancora estremamente ristretto di aree riconosciute secondo specifici standard. Oltre alla struttura portoghese, vengono annoverate la Benediktinerstift in Austria e Lahnstein e Bad Nauheim in Germania.
Non si tratta semplicemente di boschi particolarmente belli o incontaminati. Il concetto di Foresta Terapeutica identifica ambienti naturali organizzati per ospitare attività e programmi finalizzati al benessere psicofisico, anche con il coinvolgimento di professionisti qualificati.
Per ottenere questo tipo di riconoscimento, infatti, una foresta deve possedere determinate caratteristiche. Tra queste figurano percorsi con differenti livelli di difficoltà e impegno fisico, spazi adatti alle attività terapeutiche e zone nelle quali svolgere esercizi di rilassamento e pratiche all’aperto.
L’obiettivo è creare le condizioni perché il contatto con l’ambiente naturale possa essere inserito in programmi strutturati, anche come supporto e complemento – e non come sostituzione – alle terapie mediche convenzionali.
Il principio alla base di queste esperienze è oggetto da tempo dell’interesse della ricerca scientifica. La frequentazione degli ambienti naturali è stata associata a diversi possibili effetti positivi sul benessere, dalla riduzione dello stress e dell’ansia al miglioramento dell’umore e della qualità del sonno.
Alcuni studi hanno inoltre analizzato gli effetti dell’immersione nella natura su parametri fisiologici, come pressione arteriosa e frequenza cardiaca, oltre che sulle capacità cognitive e sulla capacità di recuperare dopo periodi di particolare affaticamento mentale.
Non basta però una semplice passeggiata nel verde per parlare di terapia forestale. Proprio la presenza di percorsi, spazi dedicati e programmi condotti da personale formato distingue una Foresta Terapeutica da una normale area boschiva utilizzata per attività ricreative.
L’idea di utilizzare consapevolmente il contatto con la natura per favorire il benessere non nasce in Europa. Uno dei precedenti più conosciuti arriva dal Giappone, dove già nel 1982 venne promosso lo shinrin-yoku, espressione traducibile come “bagno di foresta”.
La pratica consiste nell’immergersi nell’ambiente boschivo coinvolgendo i sensi e rallentando deliberatamente il ritmo, senza trasformare necessariamente l’esperienza in un’attività sportiva. Il modello giapponese ha successivamente contribuito alla diffusione internazionale dell’interesse per la cosiddetta forest therapy.
Il modello apre sicuramente una riflessione anche per l’Italia, dove l’immenso patrimonio boschivo potrebbe diventare non soltanto una risorsa ambientale e turistica, ma anche uno spazio strutturato dedicato al benessere e alla prevenzione.
