
Una chiesa gremita in ogni spazio ha accolto oggi pomeriggio familiari, amici, allievi ed ex allievi per l’ultimo saluto alla maestra di danza Nuccia Quattrocchi, scomparsa a 52 anni dopo un incidente stradale. Una partecipazione enorme, testimonianza dell’affetto che circondava una donna che attraverso la danza aveva accompagnato la crescita di tante generazioni.
I funerali, nella Parrocchia Santa Maria di Portosalvo, sono stati celebrati da don Robert Dynerowicz, mentre per l’Amministrazione comunale erano presenti gli assessori Cesare Campailla e Salvatore Avola. Proprio in concomitanza con le esequie, il Comune ha proclamato il lutto cittadino, unendosi formalmente al dolore della famiglia e della comunità di Scoglitti e Vittoria.
Tanti gli allievi presenti, alcuni con una maglietta bianca sulla quale campeggiava una dedica alla loro maestra: «Nuccia, hai insegnato a tanti cuori a danzare. Ora danza per sempre tra le stelle». Più sotto un altro messaggio: «Il tuo amore, la tua passione e i tuoi insegnamenti vivranno per sempre dentro di noi. Non sarai mai dimenticata».

Durante la messa, padre Robert ha parlato direttamente a chi amava Nuccia.
«La morte quando arriva non chiede mai il permesso, non bussa alla porta, entra. La morte è un terremoto nella nostra vita. Porta dolore, strazio, può portare sentimenti di rabbia».
Il sacerdote ha invitato però a guardare la perdita attraverso gli occhi della fede, ricordando Santa Teresa di Gesù Bambino, morta giovanissima: «L’orologio di Dio suona sempre l’ora giusta perché Dio vede quello che noi non vediamo e sceglie sempre l’ora migliore per portarci con sé».
Uno dei momenti più toccanti dell’omelia è arrivato quando il sacerdote si è rivolto ai genitori, ai figli e agli amici della maestra.
«Quando vi svegliate la mattina dovete solo dire: “Nuccia, che dobbiamo fare oggi?”. Camminerete così alla sua presenza durante la giornata».

Poi il messaggio che sintetizza il senso dell’omelia: «Nuccia è sparita dagli occhi, dalla vista, ma non dalla vita. È anzi più vicina di prima».
Don Robert ha paragonato la morte a una medaglia con due facce: da una parte ci sono coloro che rimangono e piangono, dall’altra c’è Nuccia che, nella prospettiva della fede, può rassicurare chi le ha voluto bene dicendo: «Sto bene».
«Non sappiamo quale futuro aspettasse la salute di Nuccia, non sappiamo quali sofferenze Dio le abbia evitato. Sappiamo solo che l’orologio di Dio non sbaglia mai».
Nella conclusione dell’omelia, don Robert ha affidato simbolicamente all’altare i 52 anni della vita di Nuccia, richiamando la speranza cristiana dell’incontro dopo la morte.
«Deponiamo sull’altare questi 52 anni della sua vita e chiediamo di rivederla ancora, perché la vita passa presto. Quello che conta è la certezza che noi ci rivedremo».
Quindi le parole dell’ultimo saluto: «Non le diciamo addio, no. Le diciamo arrivederci».
Al termine della celebrazione, all’esterno della chiesa, l’addio a Nuccia si è trasformato in un momento ancora più emozionante. Palloncini bianchi sono stati fatti volare verso il cielo, mentre tutti i suoi allievi si sono riuniti per un’esibizione di danza di gruppo dedicata alla loro maestra.

Un ultimo saluto affidato proprio alla danza, la passione alla quale Nuccia Quattrocchi aveva dedicato la sua vita e attraverso la quale aveva lasciato un segno profondo in tanti ragazzi e ragazze. Gli stessi che oggi, per dirle arrivederci, hanno scelto di farlo nel modo che lei aveva insegnato loro: danzando.
