Cenere dell’Etna, la Regione punta sulla bioedilizia

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Trasformare la cenere vulcanica da problema per i Comuni a possibile risorsa da recuperare e utilizzare nella bioedilizia. È la strada che la Regione Siciliana intende valutare dopo le nuove ricadute di materiale vulcanico che nei giorni scorsi hanno interessato il territorio etneo.

La proposta è stata avanzata dall’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò, che ha convocato la commissione del Dipartimento regionale tecnico per approfondire due interventi: da una parte, il possibile trattamento, recupero e riutilizzo della cenere vulcanica per la produzione di semilavorati destinati alla bioedilizia; dall’altra, l’introduzione nel nuovo prezzario regionale unico dei lavori pubblici di una voce specificamente dedicata agli interventi necessari dopo le ricadute di cenere.

Una richiesta, quest’ultima, avanzata da diversi Comuni dell’area etnea dopo l’attività del vulcano dei giorni scorsi. La presenza della cenere su strade e spazi pubblici impone infatti agli enti locali interventi di rimozione e raccolta, con conseguenti costi per il trasporto, il conferimento e lo smaltimento del materiale.

«La cenere vulcanica rappresenta per la Sicilia un fenomeno ricorrente che può creare difficoltà concrete ai Comuni e agli enti che devono intervenire rapidamente per liberare strade, aree pubbliche e altre superfici – spiega Aricò –. Per questo riteniamo necessario lavorare alla definizione di un riferimento regionale chiaro e omogeneo per la quantificazione dei costi».

L’obiettivo è fornire agli enti locali parametri uniformi attraverso i quali programmare gli interventi e predisporre gli atti amministrativi necessari per affrontare le emergenze legate alle ricadute vulcaniche.

La nuova voce del prezzario potrebbe essere articolata sulla base delle differenti operazioni necessarie: rimozione e raccolta della cenere, carico, trasporto verso siti di deposito o impianti autorizzati, conferimento e smaltimento nel rispetto della normativa vigente.

«Forniamo agli enti locali uno strumento per programmare gli interventi, predisporre gli atti amministrativi e affrontare con maggiore efficacia le emergenze legate alle ricadute di cenere vulcanica», aggiunge l’assessore.

Ma la Regione vuole valutare anche una prospettiva diversa rispetto al semplice smaltimento. Quando le caratteristiche del materiale e le condizioni tecniche lo consentiranno, la cenere potrebbe infatti essere sottoposta a processi di trattamento e recupero per essere trasformata in semilavorati utilizzabili nel settore della bioedilizia.

Una soluzione che avrebbe anche una valenza ambientale, riducendo la quantità di materiale destinato allo smaltimento e favorendone, dove possibile, il recupero.

La proposta sarà quindi sottoposta alle necessarie verifiche tecniche. L’obiettivo è arrivare a un sistema che permetta di gestire in maniera più uniforme i costi delle emergenze legate alla cenere dell’Etna e, contemporaneamente, verificare la possibilità di trasformare almeno una parte di quel materiale in una nuova risorsa.