
Cloruri a 327 mg/l, rispetto a un valore limite di 250 mg/l, e una conclusione inequivocabile: «Il campione non può essere destinato al consumo umano». È quanto emerge dal rapporto di prova commissionato da Iblea Acque a Lab Center Sicilia sull’acqua prelevata dal serbatoio di contrada Inchiudenda, a Pozzallo.
Il documento, pubblicato sul sito dello stesso gestore idrico, è il rapporto di prova numero 07052026/1 del 18 maggio 2026. Il campionamento era stato effettuato il 7 maggio alle 8.16 al serbatoio Inchiudenda e il campione viene descritto nel certificato come “acqua ad uso umano”. Le analisi sono iniziate il giorno stesso del prelievo e si sono concluse il 18 maggio.
È proprio tra i risultati analitici che emerge la criticità. La concentrazione di cloruri è risultata pari a 327 mg/l, a fronte dei 250 mg/l indicati nel rapporto come valore limite in riferimento al decreto legislativo 18/2023 e al decreto legislativo 102/2025. Accanto al parametro compare inoltre il simbolo utilizzato dal laboratorio per identificare un “risultato al di fuori dei limiti di legge o dalle specifiche del cliente”.
Da qui la valutazione riportata alla fine del rapporto: «Sulla base delle analisi eseguite si rileva quanto segue: il campione non può essere destinato al consumo umano». Una conclusione inserita dal laboratorio nella sezione “Opinioni e interpretazioni”, specificando che quest’ultima non è oggetto di accreditamento Accredia.
Le analisi microbiologiche allegate allo stesso documento non evidenziano invece criticità: risultano pari a zero la conta degli enterococchi intestinali, dei batteri coliformi e dell’Escherichia coli.
Il rapporto fotografa però la situazione del campione prelevato il 7 maggio e non consente, da solo, di stabilire quale sia la qualità dell’acqua distribuita oggi nell’intera rete di Pozzallo. Ed è proprio sulla mancanza di dati più recenti pubblicamente disponibili che adesso si apre il caso.
A sollevare la questione sono il Circolo Sud chiama Nord di Pozzallo e il gruppo Liberiamo Pozzallo, che hanno inviato una formale richiesta di chiarimenti al Prefetto di Ragusa, all’amministratore unico di Iblea Acque, al direttore generale dell’Asp 7 e al sindaco di Pozzallo.
Secondo quanto denunciato dai due gruppi, infatti, quello del 18 maggio sarebbe attualmente l’ultimo rapporto di prova disponibile per Pozzallo nella sezione “Qualità dell’acqua” del sito di Iblea Acque, mentre per altri Comuni della provincia sarebbero presenti dati aggiornati a luglio e, in alcuni casi, ad agosto.
Da qui una domanda che diventa centrale: sono state effettuate nuove analisi sull’acqua di Pozzallo dopo il campionamento di maggio? E, in caso affermativo, quali risultati hanno dato?
La vicenda si inserisce in una storia già complessa. Con l’ordinanza sindacale numero 62 del 25 agosto 2023 il Comune aveva dichiarato non potabile l’acqua della rete pubblica. Il provvedimento era rimasto in vigore per oltre 17 mesi, fino alla revoca disposta con ordinanza numero 2 del 22 gennaio 2025, su indicazione di Iblea Acque.
Nel frattempo è intervenuto anche il nuovo quadro normativo. Il rapporto di laboratorio richiama espressamente sia il decreto legislativo 18 del 2023 sia il decreto legislativo 102 del 19 giugno 2025.
C’è inoltre un particolare nello stesso certificato che merita attenzione. Nelle note viene specificato che il documento costituisce una modifica rispetto al rapporto di prova precedente, con l’inserimento dei valori relativi a nitrati e cloruri.
Sud chiama Nord e Liberiamo Pozzallo chiedono quindi perché non siano disponibili analisi più recenti e contestano la mancata comunicazione alla cittadinanza della non conformità rilevata nel campione di maggio. Chiedono inoltre maggiore continuità nella pubblicazione dei risultati e che i rapporti precedenti rimangano consultabili, così da consentire ai cittadini di ricostruire l’andamento nel tempo della qualità dell’acqua.
