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Sigilli ai beni di un esponente della Stidda vittoriese per 20 milioni di euro

Nel 2015 l'arresto per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, oggi il maxi sequestro di 9 aziende della provincia Iblea, di Lazio e Calabria, 1 magazzino e 9 appartamenti a Vittoria, 1 villetta a Scoglitti, terreni, 2 locali a Lamezia Terme, auto, moto e disponibilità bancarie e finanziarie

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Giovanni Cilia, 54 anni, vittoriese, ritenuto appartenente al clan mafioso dei Dominante aderente alla Stidda, egemone a Vittoria e in tutta la provincia di Ragusa. E’ lui il destinatario del decreto di sequestro di beni del valore di circa 20 milioni emesso dal Tribunale di Ragusa – Sezione Penale – ed eseguito dalla DIA, che ha operato in sinergia con la DDA di Catania, diretta dal Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro.

Dalle prime ore della mattinata gli uomini sono al lavoro, con la collaborazione del Centro Operativo di Roma e la Sezione Operativa di Catanzaro. Cilia, pluriregiudicato e già sorvegliato speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno, e i suoi familiari avevano spiccati interessi nel settore florovivaistico ed è stato arrestato dai Carabinieri di Ragusa nel 2015 insieme ai figli Rosario ed Emanuele, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “KRUPY”, coordinata dalla DDA di Roma, con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. 

Oggi sono finiti sotto sequestro 9 aziende operanti nella provincia Iblea, nel Lazio ed in Calabria, 1 magazzino adibito ad attività commerciale a Vittoria, 1 villetta a Scoglitti, 9 appartamenti con annessi garage e terreni a Vittoria, 2 locali deposito di circa 450 mq a Lamezia Terme, autoveicoli e motocicli, nonché numerose disponibilità bancarie e finanziarie.

Le società sottoposte a sequestro operanti nel settore florovivaistico, immobiliare e nel campo dell’edilizia sono le seguenti:

  • MAXFLORA Srl, con sede in Vittoria;
  • INVEST Srl, con sede in Vittoria;
  • FLORA SICILIA Srl, con sede in Vittoria;
  • MARBEN CASA Srl, con sede in Vittoria;
  • FLORANET Srl, con sede in Roma;
  • FLOR. Srl, con sede in Genzano di Roma;
  • FLORE YOU Srls, con sede in Roma:
  • 25% del capitale sociale della società “MAFF Srls”, con sede in Lamezia Terme (CZ);
  • ditta individuale “MAZZEI Saveria” , con sede in Roma;
  • ditta individuale “CILIA Gianluca” , con sede in Vittoria;
  • GREENPIG Srl, con sede in S. Croce Camerina (RG).

I fatti oggetto del provvedimento odierno sono stati accertati nell’ambito di una più vasta indagine condotta in collaborazione con l’Autorità Giudiziaria olandese e con la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta a ricostruire l’operatività di un gruppo di soggetti attivi nella zona di Latina e facente capo alla famiglia Crupi, originaria di Siderno e affiliata alla potente ‘ndrina dei Commisso, che operava a Latina per il tramite della società “KRUPY s.r.l.”.

Le indagini hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine all’esistenza di una organizzazione capeggiata dai fratelli Crupi e dedita all’importazione dall’Olanda di ingenti quantitativi di cocaina destinata al mercato italiano, avvalendosi – per il trasporto sia del denaro contante necessario all’acquisto che della sostanza stupefacente – dei camion adibiti al trasporto dei fiori. Il denaro contante veniva prelevato dalla Sicilia, dalla Calabria o dalla Campania e inviato presso la sede di Latina, dove veniva occultato sui camion in partenza per l’Olanda o consegnato direttamente a fidati autisti.

Dalle investigazioni è emerso l’intenso rapporto economico tra i Crupi e Giovanni Cilia, padre di Emanuele (ritenuto prestanome ed uomo di fiducia di Rocco Crupi) e di Rosario (formalmente titolare della società MEDFLOR di Vittoria). L’uomo, almeno due volte a settimana, inviava in Olanda somme di denaro ai Crupi. E’ venuta alla luce, inoltre, una situazione di grande criticità nella gestione e nel funzionamento del mercato dei fiori di Vittoria, fortemente condizionato nelle pratiche commerciali e nell’indotto, da illecite logiche di mercato piegate all’imposizione di beni, merci e servizi, riconducibili a soggetti appartenenti agli ambienti della criminalità organizzata di tipo mafioso, a danno della libera concorrenza e della sana imprenditoria.

Le indagini, insieme a complessi accertamenti patrimoniali sul conto di Giovanni Cilia (estesi anche al suo nucleo familiare) svolti dal personale della D.I.A., hanno consentito di acclarare l’assenza di risorse lecite, idonee a giustificare gli investimenti posti in essere, affiancata da una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati ed i patrimoni posseduti.