Addio a Don Giugginu, il nonno di tutti i modicani che ha insegnato il valore dei gesti semplici

Il furgoncino bianco c’era anche oggi, posteggiato li come a volerlo aspettare. Ma oggi Don Giugginu non c’era, non c’era il suo fischietto per richiamare la gente che è comunque arrivata numerosa per dargli un ultimo saluto radunandosi attorno a lui come faceva quando lo sentiva arrivare. Una vita piena trascorsa accanto alla famiglia, quella formata con la moglie 60 anni fa e la figlia, ma anche la grande famiglia, quella formata da tutti i modicani grandi e piccini, che in questi anni lo hanno adottato, come un nonno, che dava il gelato anche a quei bambini che non avevano soldi perché a nessuno si nega un gelato tanto più ad un bambino. Ed è stata proprio la nipote a volerlo ricordare e a ringraziarlo per averla sempre sostenuta.

E a proposito di nipoti, ha sicuramente strappato un sorriso l’aver scelto da parte loro di realizzare il mazzetto dei fiori a forma di gelato. Toccante anche la poesia scritta da un amico, per ricordare quell’uomo che passava e vendeva gelati, come recitava Battisti in una sua famosa canzone.

È stato Don Antonio Maria Forgione che ha celebrato la messa insieme a Don Franco a chiudere il momento dei ricordi: “Era un caldo pomeriggio d’estate, ha raccontato, ed io ero seduto con mia madre sul sagrato della Chiesa. Come accadeva spesso Don Giugginu passava e dava un colpo di clacson per salutarmi. Dopo qualche minuto però è tornato indietro per abbracciare mia madre che non vedeva da decenni. Quel gesto non solo mi ha molto commosso, ma mi ha anche dimostrato che oltre ad essere una persona generosa è stato anche un uomo galante, educato. E per questo lo voglio ringraziare pubblicamente perché ci ha insegnato il bisogno e la necessità di recuperare questi gesti così semplici che però si stanno perdendo”.

Anche il sindaco Ignazio Abbate ha voluto dare l’ultimo saluto a Don Giugginu, che era e resterà uno dei personaggi, anzi, come ha precisato Don Antonio, una delle personalità storiche di questa città. Commovente la scena finale, quasi come quella di un film, in cui il suo mitico furgoncino bianco è andato via seguito dal carro funebre.