L’aeroporto di Comiso? Stavolta è una “sprecopoli”

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Era lo scorso giugno quando “la Repubblica” si occupò dell’aeroporto di Comiso solo per segnalare lo strano caso di quei “sessanta Vigili del Fuoco pagati per non far nulla”: la polemica la ricordiamo tutti sin troppo bene, perchè un caso che era stato preso a pretesto per metter fretta al Governo nazionale riguardo all’apertura dello scalo, fu invece frainteso come un gigantesco spreco, ottenendo di gettare discredito sulla Provincia di Ragusa e sull’aeroporto in cui tanto confida. Oggi il caso si replica con una mega-inchiesta sui mini-aeroporti, di cui si parla come dell’ultima “sprecopoli” italiana: una “sprecopoli” in cui Comiso diventa un caso paradigmatico.

“Massimo D’Alema, al tempo ministro degli Esteri – si legge nell’inchiesta – ha battezzato nel 2007 il Pio La Torre di Comiso. Sarà il ponte tra Europa e Paesi Arabi, ha detto allora. Non stupisce che i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo siano ancora tesi: l’aereo dell’ex ministro degli Esteri è l’unico atterrato da allora a Comiso. Dove da anni pompieri e dipendenti aspettano il decollo ufficiale che forse avverrà nel 2013. Da allora lo Stato e Bruxelles – che minaccia da tempo di chiedere indietro i suoi soldi – hanno già sborsato 45 milioni”. 

Naturalmente si lascia intendere che l’Italia confida nella riforma e nella scelta degli “aeroporti di serie A”, si parla addirittura di “selezione darwiniana” che porrà fine a questa “giungla di sprechi”.

Con buona pace di Comiso, della Provincia di Ragusa e di tutte le imprese che a questo aeroporto guardano come al miraggio – sempre più distante – di una futura salvezza.