Sentirsi nel mondo o al centro del mondo

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La notizia del prestito dell’Ercole di Cafeo dal Museo Civico di Modica al Paul Getty Museum di Los Angeles per una mostra che si terrà a Villa Getty dal 3 aprile al 19 agosto prossimi è stata la prima che ho pubblicato a mia firma su RagusaH24 e vi sono particolarmente affezionata.

Non l’ho scelta a caso, tra le tante di prima mano di cui disponevo. L’ho scelta perché mi è sembrata una notizia importante per Modica, un’occasione enorme ed imperdibile di portare le cose che appartengono alla nostra identità all’attenzione di un pubblico internazionale, e un pretesto per annunciare – grazie al Direttore del Parco Archeologico di Cava Ispica che me lo ha consentito – una cosa altrettanto importante:  che il Dipartimento dei Beni Culturali della Regione siciliana ha disposto il trasferimento del reperto dal patrimonio del Museo Paolo Orsi di Siracusa (al quale ancora ufficialmente apparteneva) a quello del Parco di Cava Ispica, indicando come destinazione il Museo Civico di Modica e scongiurando così per sempre il pericolo che qualcuno ce lo portasse via.

 

Già allora questa notizia suscitò polemiche che non mi attendevo, da parte di quanti ritengono invece che le opere d’arte non si dovrebbero esportare e che il prestito al Getty sia una specie di incosciente espropriazione a cui – come città e come regione – ci staremmo a loro dire esponendo.

Non sono mai intervenuta per ribadire un’opinione che era già evidente nel modo stesso in cui ho dato la notizia, perché non posso che avere il più grande rispetto per chi ne porta una diversa.

Ma dopo che ieri anche la Giunta regionale ha approvato una delibera per impedire il prestito all’estero delle principali opere d’arte siciliane, probabilmente su espressa indicazione del nuovo Dirigente ai Beni culturali che ha una visione in contrasto con quella del precedente, due parole le voglio dire.

Peraltro questo è proprio un argomento che fa al caso dell’Imbuto, prestandosi perfettamente a confrontare prospettive chiuse e prospettive aperte.

 

Intanto, giusto perché non sembri che non siamo adeguatamente informati, bisogna precisare che l’orientamento della Regione è limitato ai “gioielli” più preziosi della Sicilia (il Satiro di Mazara del Vallo, l’Efebo di Mothia, la Venere di Morgantina e qualche altro capolavoro); bisogna precisare che in questi casi si profilano anche ragioni di sicurezza, oltre alla valorizzazione del patrimonio artistico in chiave turistica, che vanno adeguatamente rispettate; e bisogna precisare che per tutti gli altri prestiti si stabilirà un corrispettivo da pagare, come del resto è stato anche in passato.

 

Anche il caso della mostra organizzata a Villa Getty, che si intitolerà “Sicily: Art and Invention between Greece and Rome” e che raccoglierà oltre 150 testimonianze della cultura classica nell’Isola, tra cui il nostro Ercole di Cafeo ma anche il preziosissimo Efebo, non si avvale affatto di una cessione gratuita da parte della Regione siciliana.

Questi prestiti rientrano negli accordi siglati in anni passati con il Paul Getty Museum in cambio della restituzione alla Sicilia della Venere di Morgantina (che – come si ricorderà – fu trafugata nella seconda metà del Novecento e venduta proprio al Getty) e sono conseguenti ad un più generale protocollo d’intesa che impegna il Museo americano a pagare il restauro di altre opere, oltre alle royalties per il prestito che saranno destinate ad ulteriori valorizzazioni del patrimonio artistico regionale.

 

Queste sole notizie basterebbero a giustificare ampiamente il fatto che anche il nostro Ercole vada in America, peraltro per un limitatissimo periodo di tempo.

Ma non sono solo le ragioni di opportunità quelle che non mi avrebbero mai fatto storcere il naso di fronte a questo fatto. C’è dell’altro.

Purtroppo in pochi anni di vita non ho ancora avuto modo di visitare – come vorrei – tutti i musei del mondo. Tuttavia ne ho già visti un certo numero e voglio immaginare che la stessa ventura sia capitata – magari per caso, magari con un po’ di noia – anche a chi ieri a Palermo ha votato quella delibera e a chi nel resto della Sicilia l’ha accolta favorevolmente.

E davvero non credo di essere la sola a cui è capitato di trovare, al posto di qualche straordinaria opera d’arte – magari proprio quella nei confronti della quale si nutrivano le maggiori aspettative al momento dell’acquisto del biglietto – una copia in miniatura con un avviso che di solito recita più o meno così: “Quest’opera momentaneamente non è qui perché è stata prestata al museo taldeitali dall’altra parte del mondo per qualche mese o qualche anno”. 

Giusto l’anno scorso ho fatto con mia grande felicità una scorpacciata di capolavori nei magnifici musei di Madrid e non c’è dubbio che uno dei miei desideri fosse quello di vedere dal vivo le Maja di Goya, una volta entrata al Prado: ma la Maja vestida, proprio in quei mesi, era in prestito alla fondazione “la Caixa” di Barcellona e non ho potuto vederla. Ebbene, non solo non mi sono nemmeno sognata di lamentarmi o magari di chiedere indietro i soldi del biglietto, ma guarda caso pochi mesi dopo ho fatto tappa a Barcellona.

Solo per portare un esempio opposto, non potrò dimenticare la magnifica mostra dedicata a Caravaggio organizzata dal Museo Pepoli di Trapani qualche anno addietro, dove in molti abbiamo avuto l’occasione di ammirare capolavori che altrimenti avremmo conosciuto solo dopo aver girato il mondo da New York a San Pietroburgo.

 

Che qualcuno dei colti e intelligenti visitatori di Villa Getty conosca il nostro Ercole di Cafeo e legga nella sua etichetta che proviene dal “Museo Civico Belgiorno di Modica”, dunque, è una notizia che mi riempie di gioia.

Fossi nel Presidente Crocetta o nel suo illustre Assessore assente Zichichi, insomma, mi preoccuperei di altre cose.

Mi preoccuperei non di vietare, ma tutt’al più di programmare i prestiti delle opere, giusto per evitare che in futuro si verifichino casi scandalosi come quello raccontato appena pochi mesi fa su Repubblica dalla brillante penna di Adriano Sofri che, in visita in Sicilia, trovò negli stessi giorni contemporaneamente assenti le opere più famose e chiusi i Musei più importanti.

E mi preoccuperei innanzitutto dei Musei. Perché prima di intestarci battaglie d’orgoglio isolano, pretendendo – per certi versi giustamente – che se il resto del mondo si vuole guardare un’opera se la deve venire a guardare fin qui, dovremmo saperci guardare noi un po’ intorno e guardare dove e come le stiamo tenendo queste opere.

Non ci dimentichiamo che proprio pochi giorni fa è scoppiato un caso perché a vedere quella famosa Venere di Morgantina, ad Aidone, vanno una media di 36 visitatori al giorno: Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ha raccontato dei musei siciliani segnalando una media di 88 visitatori paganti nei 65 principali musei siciliani.

I dati del Museo Civico di Modica non li so e, se da giornalista ho la curiosità di andare a cercarli domani stesso, da cittadina modicana forse preferirei non conoscerli mai.

 

Se fossi in Crocetta e, per esempio, volessi valorizzare l’Ercole di Cafeo di Modica, mi sbrigherei a sbloccare quel finanziamento fermo da due anni alla Regione per completare i lavori di restauro al Palazzo dei Mercedari e mi vanterei con il mondo intero di aver accelerato la riapertura di un Museo e magari anche di aver contribuito a realizzarvi all’interno un allestimento almeno lontanamente paragonabile a standard europei.

E soprattutto non mi sarei mai sognata – come invece lui ha fatto pochi giorni fa – di ritirare per intero la graduatoria dei finanziamenti sulla linea d’intervento 3.1.3.3., per l’adeguamento e l’apertura di nuovi spazi dedicati all’arte contemporanea in Sicilia: dentro c’era anche il nostro Museo e – questo, sì – sarei propensa a considerarlo uno scippo.

 

L’autarchia è una brutta bestia e non possiamo illuderci che bloccando i flussi in uscita potremo poi aspettarci maggiori flussi in entrata: non è tenendoci più opere in Sicilia che avremo anche più turisti in Sicilia, tanto più se le opere non le sappiamo maneggiare e i turisti non li sappiamo invitare.

La demagogia del campanilismo non è quella che ci aiuterà a stare in Europa. E non è restando chiusi nella convinzione di essere il centro del mondo che impareremo a stare… nel mondo!