La gente comune e una classe dirigente distratta

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Ascoltare la gente comune dovrebbe essere il primo obiettivo dei politici: nazionali, regionali e locali. E dovrebbe essere una priorità soprattutto per i governanti, per la cosiddetta classe dirigente. Per tutti coloro, insomma, a cui i cittadini hanno affidato le sorti di una città. Parliamo di Modica, una città che ci è cara più di ogni altra e che vorremmo vedere risorgere con il contributo di uomini di buona volontà, di buon senso, disponibili al sacrificio. Sì, sacrificio. In un momento critico, di economia al collasso, di valori umani e sociali in forte ribasso. Vorremmo che il Palazzo ascoltasse le invocazioni e le imprecazioni di quanti stanno soffrendo per le difficoltà di guadagnarsi il pane; per l’impossibilità di esaudire le pur modeste richieste dei figli, siano esse di svago o, peggio, di sostentamento dignitoso. La crisi che blocca quasi del tutto l’azione amministrativa dei Comuni è la “naturale” prosecuzione della situazione nazionale. Ma crediamo che siano proprio questi i momenti in cui le comunità locali debbano dare l’esempio. Esempio di saggezza, di coesione nel cercare di risolvere i problemi più urgenti, di vicinanza e solidarietà verso chi ha bisogno di sostegno, anche morale. Se la classe dirigente di una città si dimostra “latitante” perché è alla fine di una legislatura; se non riesce a infondere speranza alla collettività; se accetta passivamente i tagli istituzionali che rischiano di impoverire, culturalmente e socialmente, un territorio che non sembra saper difendere la sua tradizionale e storica centralità; se questa classe dirigente non ha punti di riferimento in quei parlamentari che vengono soltanto a “saccheggiare” una città prodiga di suffragi elettorali in cambio di vuote e inutili promesse; se è questa la realtà, bisogna, al più presto, invertire la rotta per tornare ad essere orgogliosi di appartenere ad una città come Modica. E se i governanti non sanno come fare, prendano esempio dalla gente comune che si incontra per strada. Quella gente che chiede dialogo costruttivo e, da troppo tempo ormai, un grande scatto d’orgoglio di quella classe politica che qualcuno chiama ancora “dirigente”.