Gli “otto punti” di Giovanni Giurdanella per Modica

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La parola “continuità” non gli piace. “Aver fatto parte dell’attuale Amministrazione – dice – mi rende solo più consapevole della necessità di una ripartenza. E mi dà gli elementi per sapere come bisognerà dare questa spinta in avanti”.

Giovanni Giurdanella, vero e proprio “delfino” del sindaco Antonello Buscema, che negli anni gli ha affidato prima il ruolo di capogruppo del Pd, poi quello di amministratore unico della Multiservizi, poi quello di assessore all’Urbanistica e infine ai Servizi Sociali, chiarisce che adesso vuole fare la sua strada da solo e sentirsi libero di utilizzare l’esperienza accumulata solo come base di un progetto tutto suo per la città di Modica.

Un progetto su cui sembrano poter convergere anche le altre forze della coalizione del centrosinistra, che potrebbero ricompattarsi intorno al Pd: Sel, Centro Democratico e il movimento civico Una Nuova Prospettiva.

 

Lei che ha fatto parte dell’era Buscema, come vede il dopo Buscema?

Aver lavorato in questa Giunta mi consente di avere una percezione diretta delle “cose particolari”, cioè dei problemi nella loro specificità e complessità.

Certamente non si può prescindere dal difficile lavoro che questa Amministrazione ha condotto sul versante finanziario: non mi riferisco solo alla necessità di operare il risanamento e il riequilibrio, ma anche di affrontare quotidianamente una molteplicità di problemi legati alla difficile situazione economica.

Questo però non può che essere, ormai, solo un punto da cui ripartire. Era forse inevitabile che l’attuale Giunta rimanesse per certi versi “incastrata” in questo problema, sia per la serietà con cui lo ha affrontato sia per la fatica di porsi incessantemente alla ricerca delle soluzioni migliori.

Ora però dobbiamo ripartire con una prospettiva diversa. Lo stesso piano di riequilibrio, che la prossima amministrazione dovrà rispettare, non va affrontato solo nell’ottica del rigore, anzi: se si conoscono bene i riferimenti normativi e le peculiarità del Piano stesso – entrambe cose indispensabili per una sana e buona gestione amministrativa – si vedrà che lascia margini alla decisione e all’azione politica. 

 

Lei parla di “ripartenza”, ma in cosa si traduce questo, concretamente?

Dobbiamo cominciare a immaginare la città in un percorso di cambiamento e di crescita nel futuro, attraverso una programmazione di obiettivi, a partire da quelli a brevissimo, breve e medio termine. Molte cose si possono fare sin da subito e non necessitano dell’impiego di grandi risorse. Interventi sostanziali possono essere fatti sul versante del territorio, della cultura e del turismo, che sono le principali risorse su cui la città può contare. 

Nei prossimi giorni, dopo i necessari passaggi interni al partito e alla coalizione con cui stiamo concordando il dettaglio del programma, lo presenteremo alla città.

Ma mi preme intanto chiarire una questione di metodo: nel prefissarci questi obiettivi, dobbiamo conoscere fin d’ora anche le necessarie azioni sottostanti. Spesso è troppo facile porsi dei traguardi, ma bisogna sapere anche come arrivarci. Dobbiamo cioè avere le idee chiare, da buoni amministratori, su quali sono le procedure più efficaci per realizzarli nel più breve tempo possibile.

Nel mio programma sarà scritto chiaramente non solo qual è la nostra idea su argomenti centrali dello sviluppo della città – mi riferisco ad esempio al centro storico, alla riduzione del consumo di territorio dal punto di vista urbanistico, all’incentivazione delle attività economiche – ma anche attraverso quali azioni concrete intenderemo darle attuazione.

 

Ha fatto qualche esempio, ma quali crede che siano oggi le effettive priorità per Modica?

Sono consapevole che si avverte diffusamente un’emergenza legata agli investimenti e al lavoro. Ma in questo caso dobbiamo essere onesti e dire chiaramente che la situazione degli enti pubblici non ci consente di tornare indietro nel tempo, al momento in cui il Comune poteva assorbire personale o permettere recupero occupazionale: dobbiamo essere consapevoli e anche creare la consapevolezza che quello che c’era prima non tornerà mai più.

Allora si tratta piuttosto di imparare a vedere le cose in maniera diversa, con un approccio diverso.

È mia intenzione presentare all’attenzione degli elettori otto punti semplici e chiari, che riguarderanno innanzitutto le attività produttive, la vivibilità della città, la vicinanza del Comune ai cittadini.

 

Secondo quale criterio sceglierà i componenti della sua squadra?

Ritengo che il fatto anagrafico – e dunque la scelta di persone giovani – sia importante proprio perché, di fronte all’esigenza di guardare al futuro con occhi diversi, indubbiamente gli occhi che ci vogliono sono quelli giovani: sono quelli che ci consentiranno di avere la spregiudicatezza necessaria nella ricerca delle soluzioni, rispetto a cui certi “vecchi” meccanismi mentali farebbero da freno. Penso che sia indispensabile la competenza, il raziocinio, la consapevolezza delle possibilità e dei limiti, ma che altrettanto lo sia la passione con cui ci si spende per fare del bene alla propria città.