Mancanza del numero legale al Consiglio Comunale di Ragusa

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“E poi vi chiedete perché l’antipolitica riscuote simili consensi. Sono questi i comportamenti che spingono i cittadini a sostenere i movimenti di protesta!”. Questa l’amara considerazione di Peppe Calabrese (Partito Democratico) pronunciata mentre lasciava l’aula consiliare dopo l’ennesima votazione nulla per mancanza del numero legale. Una prassi, oramai abusata dalla maggioranza dei consiglieri, che sta rendendo le battute conclusive del massimo consesso cittadino un esempio davvero inqualificabile di amministrazione opportunistica della città.

Sarà un caso che queste ultime sedute consiliari, in cui le tattiche politiche sembrano prevalere sul senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, si svolgono senza la diretta televisiva? Sarà un caso che al primo punto all’ordine del giorno si trova la discussione dell’iniziativa consiliare del Pid riguardante proprio il risparmio dei costi della politica con la riduzione del numero delle commissioni consiliari e dei gettoni di presenza?

Un provvedimento, ricordiamo, che aveva scatenato parecchie reazioni la scorsa settimana e che, come richiesto dal capogruppo PdL Maurizio Tumino, era stato spostato di qualche giorno per poterne studiare il contenuto. Accade invece che i consiglieri, sia giorno 23 che 24 aprile, garantiscono l’apertura del consiglio (riscuotendo il gettone di presenza), a maggioranza votano la richiesta di poter anticipare la discussione di altri punti previsti in votazione (la modifica del Regolamento per la tassa di soggiorno prima, la modifica al Regolamento per l’uso e la distribuzione dell’acqua potabile la seconda volta) per poi, incardinato il punto, abbandonare l’aula e non consentire il regolare svolgimento dei lavori. Molti i consiglieri che, nel corso delle due giornate, esprimono il loro dissenso; oltre Peppe Calabrese, Maria Grazia Criscione di Movimento Città, i democratici Barrera e Massari, Rocco Bitetti del PdL.

Rammarico anche nelle parole di Pino Di Noia, il quale, sottolineando che il ruolo di Presidente del consiglio gli impone la piena applicazione del regolamento comunale, non può che concordare con le rimostranze dei presenti in aula replicando che ognuno si assumerà le responsabilità delle proprie scelte di fronte agli elettori.

“Credo che oggi la politica debba chiedere scusa ai cittadini – aggiunge il vice-presidente del Consiglio Gianpiero D’Aragona – come possiamo giustificare, in questo grande momento di crisi economica, un’aula che per tre volte in due giornate si svuota?”.

Durissima la reazione del capogruppo IdV Salvo Martorana: “Mi vergogno di appartenere a questo consesso cittadino – afferma – . Per giochetti di bassa politica si impedisce alla città di risolvere gravi problemi come i sette milioni di euro relativi al canone idrico che, – continua – a causa del mancato voto alla modifica del regolamento e la conseguente impossibilità dei condomini di dotarsi di contatori autonomi, continueranno ad essere non riscossi. Il tutto per impedire la discussione della iniziativa presentata dal Pid relativa ai costi della politica. Io ed il consigliere Peppe Tumino abbiamo già presentato il documento di rinuncia ai gettoni di presenza relativi a questi ultimi due consigli”.

Spiacevole l’epilogo della consiliatura: ben cinque i provvedimenti lasciati inevasi. Ultimo atto quello del 29 aprile, giorno in cui il massimo consesso, in via straordinaria perché già decaduto, sarà chiamato ad approvare il rendiconto di gestione esercizio finanziario del 2012.