Emergenza idrica, sei allevatori impugnano l’ordinanza commissariale

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Sei titolari di altrettante aziende agricole delle contrade Torrazze e Canalicci, nelle aree di ricarica delle sorgenti Oro Scribano e Misericordia, hanno impugnato le ordinanze del Commissario straordinario del 26 marzo scorso con le quali si vieta lo “spandimento degli effluenti di allevamento, sia liquidi che palpabili”, in altre parole gli escrementi degli animali, nei terreni.

I sei allevatori hanno fatto ricorso dinanzi al Tribunale Superiore delle Acque pubbliche di Roma per l’annullamento, previa sospensione, delle ordinanze emesse a seguito di sopralluoghi con Arpa, Nas e Genio Civile.

A coordinare le indagini legate all’inquinamento delle due sorgenti, e quindi dei pozzi B e B1, del torrente Ciaramite e di conseguenza dell’Irminio, è la Procura. L’indagine dovrà accertare se c’è connessione tra l’inquinamento ambientale determinato da un mancato rispetto delle norme sullo smaltimento dei liquami e quello delle falde. In attesa di sapere cosa deciderà la Procura, era toccato al Comune emettere le ordinanze per far sì che nei terreni non venissero sversati i liquami. Sulle operazioni di bonifica delle aree, invece, la situazione risultava più complicata e, stando a quanto riferisce l’Arpa, poco o nulla sarebbe stato ancora fatto. I sei allevatori, però, ritengono che l’interesse pubblico di tutela delle acque pubbliche, in Sicilia, è stato attribuito alla competenza della Regione e non al Comune, che non avrebbe quindi potere per emettere quelle ordinanze.

“I ricorrenti – si legge nella determina che affida all’avvocato Sergio Boncoraglio la difesa del Comune – in via cautelare chiedono che, nelle more del procedimento giudiziale, venga sospesa l’efficacia delle ordinanze impugnate attesa la impossibilità per le aziende zootecniche di proseguire l’attività senza la produzione di concime stallatico o con le limitazioni e i divieti imposti dalle ordinanze”. Ma il Comune sostiene che si tratti di “provvedimenti emessi dalla pubblica Amministrazione emessi legittimamente per salvaguardare le risorse idriche della città dall’inquinamento proveniente dai terreni delle aziende ricorrenti”. Per questo, tramite l’avvocato Boncoraglio, il Comune si costituisce in giudizio. Per quattro mesi una buona parte della città è rimasta senz’acqua per via dell’inquinamento dei due pozzi. Da qualche settimana l’inconveniente è stato tamponato con un impianto di biossido di cloro, ma l’attenzione – più volte ha chiesto l’Arpa – non dovrà calare per l”eliminazione delle fonti di inquinamento. (Fonte Giornale di Sicilia)