Oggi Adriana Faranda è a Modica, a presentare la sua mostra

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È innegabile, viviamo in una fase di transizione. L’avvento di internet nella vita quotidiana, il gioco identitario sempre più spinto nei mondi paralleli delle realtà virtuali e la cultura della simulazione stanno modificando irreversibilmente non soltanto il concetto ma la struttura stessa dell’identità”. Da una delle protagoniste della storia italiana del secolo scorso, Adriana Faranda, ci viene offerta una riflessione in arte su uno dei temi più problematici del nostro tempo.

 

Adriana Faranda sarà a Modica, venerdì 15 novembre alle ore 19.30, per l’inaugurazione della sua mostra “Curve di transizione”, presso la Libreria Mondadori di Corso Umberto I.

 

Adriana Faranda, protagonista del ’68 ed ex militante delle Brigate Rosse, è stata tra le prime a promuovere il movimento di dissociazione dalla lotta armata. Anche durante i periodi della latitanza e del carcere, conseguente all’omicidio e al sequestro di Aldo Moro, la Faranda non ha mai smesso di osservare e raccontare attraverso il linguaggio che le è più affine: quello dell’arte.

Nata in Sicilia, sulle colline dei Nebrodi, e cresciuta tra Palermo e Roma, ha cominciato a dipingere sin da piccola. Le vicende familiari, la morte del padre, l’approdo alla politica, coincidono con altrettante fasi della sua pittura: la valigetta con i pastelli ad olio non l’ha mai abbandonata. Una volta ritrovata la libertà, l’incontro con Gerald Bruneau l’ha riportata all’antico amore per la fotografia, e da quel momento ha realizzato innumerevoli reportage, mentre si è dedicata anche alla letteratura e ha pubblicato con Rizzoli, nel 2006, “Il volo della farfalla”.

Dal passaggio alla digital art nascono i suoi lavori attuali, con cui ha partecipato anche alla Biennale di Milano e alla Biennale di Torino.

 

“Curve di transizione” è una galleria di immagini digitali, ideate e realizzate da Adriana Faranda attraverso la rielaborazione creativa di ritratti fotografici di Gerald Bruneau. In questa serie di lavori il filo conduttore è la trasformazione del concetto di identità nella cultura di oggi, una riflessione sugli innumerevoli volti che l’identità assume, dismette, modifica e reinventa. Dietro ogni maschera si cela un personaggio dei nostri tempi, più o meno noto, più o meno riconoscibile. E ogni immagine che ne evidenzia un carattere, esplosivo, gioioso, meditativo, ironico. Ma è solo un espediente, del personaggio non rimane che il guscio, la rappresentazione simbolica di uno dei tanti volti dell’identità.

Le opere, stampate a tiratura limitata in tre diversi formati su carta fotografica, sono montate su alluminio, numerate e firmate.

 

L’inaugurazione di venerdì 15 novembre sarà l’occasione per una talk con l’autrice.

La mostra resterà poi visitabile presso la Libreria Mondadori fino al 23 novembre 2013.