Ora le tasse restano in Sicilia. Si applica l’art. 37 dello Statuto speciale

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immagine di repetorio

Da quest’anno la Regione siciliana incasserà l’imposta sui redditi prodotti dalle imprese (Ires) che hanno stabilimenti e filiali nell’isola ma sede legale altrove, si tratta della prima applicazione dell’articolo 37 dello Statuto speciale (cioè: 68 anni dopo l’entrata in vigore dello Statuto, nel 1946).

L’Agenzia delle Entrate ha appena pubblicato i codici tributo per il versamento delle imposte che saranno direttamente versate nelle casse della Regione come previsto da una norma nazionale di attuazione del 2005, giunta al traguardo con la quantificazione del gettito di competenza regionale.
Vuol dire cioè che da quest’anno le imprese con sede legale in una qualsiasi città italiana ma con stabilimenti produttivi in Sicilia dovranno versare alla Regione siciliana quella quota che fa riferimento al reddito realizzato dagli stabilimenti sull’Isola.

Gli effetti del provvedimenti sono ovviamente di rilievo dal punto di vista economico (e politico): per quest’anno la stima, prevista nel bilancio regionale, è infatti di 49 milioni di euro.
Per le imprese, comunque, non cambierà nulla se non il codice da riportare in sede di pagamento delle tasse. Restano gli stessi anche scadenze e metodi di pagamento, ma bisognerà suddividere le imposte fra la Sicilia e lo Stato in base a dove è stato prodotto il reddito.

In forza di questa ritrovata autonomia, la Regione siciliana si dovrà ora fare i conti propri, anche perché verranno a mancare i trasferimenti statali per le politiche industriali e per il risanamento ambientale.
I primi bilanci di questa rivoluzione si potranno valutare nel 2015 a consuntivo del primo bilancio nella nuova forma. Solo allora si saprà, tra Stato e Regione, chi ha guadagnato e chi ha perso.