Botte democratiche: finisce in rissa l’assemblea provinciale del PD

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assemblea pd ragusa

E per fortuna che le elezioni sono andate bene
Sono finiti praticamente alle mani i dirigenti provinciali del Partito Democratico, questa sera, in occasione della riunione dell’assemblea provinciale del PD che avrebbe dovuto eleggere il proprio presidente ma che ha visto le due “fazioni” – l’un contro l’altra armate – fallire ogni tentativo di ricomposizione.

Tant’è che durante una lunga sospensione dei lavori, sul “casus” di una questione procedurale legata alla registrazione dei partecipanti – e dunque al calcolo delle maggioranze necessarie nel caso di un’eventuale votazione – il gruppo di Peppe Calabrese (perdente al congresso ma forte di una certa maggioranza in assemblea) e quello di Fabio Nicosia (che sostiene direttamente il segretario eletto Giovanni Denaro) sono arrivati praticamente alla rissa.

La riunione era iniziata con un lungo applauso per i risultati ottenuti dal partito alle Europee, lanciato dal segretario Giovanni Denaro: “Un partito che deve andare oltre alle correnti interne” aveva affermato “e che deve puntare sul gioco di squadra. Un partito che voglio guidare verso l’unità e la coesione, che include e non esclude. Ci sono diverse generazione di ragusani a cui è essenziale dare risposte. Questo il nostro obiettivo, dare spazio alle idee per creare insieme un futuro. Il mio auspicio è che stasera diamo inizio ad un percorso di lavoro utile al partito ed al territorio con entusiasmo, impegno e serenità. Una stagione di rinnovamento e di crescita – ha chiuso Denaro – per tutte le dodici terre iblee”.
Un buon auspicio, non c’è che dire. Smentito però nell’arco di un paio d’ore.

La prima scossa all’assemblea è arrivata dalla proposta del segretario organizzativo regionale del partito, Antonio Rubino: quella di rimandare l’elezione del presidente perché tra le diverse componenti del Pd non si era raggiunto un accordo. “A Ragusa è più difficile lavorare per l’unità” ha spiegato Rubino “ma con grande impegno stiamo riuscendo in questo intento. Non possiamo permettere però che la figura del presidente continui a mettere in fibrillazione il partito. Ci sono tre componenti distinte che continuano a mandare avanti tre candidati distinti e tutte e tre andrebbero premiate. Proviamo a mettere davanti le ragioni di buon senso e quindi privilegiare le ragioni dell’unità anche prendendoci qualche giorno in più”.
Rubino ha chiesto quindi di costituire un comitato elettorale, composto da Denaro, D’Asta e Calabrese, che attraverso una lista unitaria presenti all’assemblea la proposta di direzione da votare e poi rimandare il resto a data da definirsi.

La proposta di Rubino è stata accolta con favore da Digiacomo e D’Asta, ma ha trovato in disaccordo moltissimi dei componenti che hanno lamentato una convocazione fatta in extremis e l’ennesima volontà di rinviare. “Non possiamo permetterci di non decidere”, ha detto Peppe Calabrese “stasera si deve votare perché dopo nove mesi non possiamo ancora rimandare scadenze e passaggi fondamentali. Una sintesi interna non c’è stata, è evidente, ma certamente rinviare non favorirà una scelta unitaria. Stasera si voti e si vada avanti con la gestione normale del partito. Il voto, il metodo democratico, è l’unica via”.

Per decidere, è stata chiesta una prima sospensione, nel corso della quale però si è consumato il misfatto che ha reso sostanzialmente impossibile qualunque prosecuzione dei lavori, tanto che Rubino ha lasciato intendere di voler portare “il caso Ragusa” all’attenzione della segreteria regionale. Mentre il segretario Denaro e il suo gruppo hanno abbandonato la sala, al vice Mario D’Asta è toccato concludere i lavori auspicando che le scelte sugli organismi dirigenti possano essere comunque assunte dalla base del partito. Sebbene qualunque ricomposizione – a questo punto – appaia davvero difficile.