Mario vs Mario, un Pd in crisi di consensi ma con tante ‘anime’

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Il braccio di ferro in casa dem è in atto. Il verbale della commissione elettorale consegnato a Palazzo dell’Aquila ha rimesso la contesa politica tra i due consiglieri eletti, Mario Chiavola e Mario D’Asta, in perfetta parità.

“Grazie a tutti quelli che hanno fatto sì che arrivassi il primo tra i consiglieri eletti in questa difficilissima tornata elettorale”, si legge nel post pubblicato da Chiavola. Due ore prima, il capogruppo uscente, aveva già dedicato ampie parole di analisi della situazione, con tanto di hashtag: #535voti #535grazie #ilpiuvotatotraglieletti. “Con grande soddisfazione personale ritorno in consiglio comunale grazie ai 535 consensi (il più votato, ex aequo, tra gli eletti) che i ragusani mi hanno voluto attribuire. Ho voluto aspettare perché la forma è sostanza”. Ed ancora, D’Asta sottolinea il “risultato importante, passando dai 375 voti del giugno 2013 ai 535 del 2018, con un aumento del quasi 43%. Evidentemente qualcosa di buono è stato fatto”. Infine: “Bisogna andare avanti tutti insieme. Ma serve anche fare una riflessione profonda sulle ragioni della sconfitta. Di certo quando la politica diventa un viaggio corale e assume i connotati della condivisione, ognuno di noi può sentirsi protagonista del cambiamento”.

E, se il regolamento del Comune prevede, per ordine alfabetico, l’assegnazione del ruolo di “consigliere anziano” al Mario con la “C”, all’interno del partito la partita è ovviamente aperta. Da un lato l’eletto da sempre vicino al deputato regionale Nello Dipasquale, dall’altro il presidente dell’assemblea provinciale del Partito Democratico di Ragusa.

Un partito da meno dell’8 per cento (risultati delle amministrative di giugno), ma che ha diverse anime. Quella che fa riferimento a Nello Dipasquale (che al ballottaggio ha dichiarato di appoggiare Antonio Tringali) con in aula rappresentante Chiavola, quella renziana ‘storica’, con Mario D’Asta (al ballottaggio ha invitato a votare scheda bianca, ma è probabile che una parte del Pd abbia preferito Cassì) e quella legata al candidato sindaco, segretario cittadino, Peppe Calabrese, che rimane fuori dall’aula.

Il candidato ‘sponsorizzato’ da Calabrese, Giovanni Lauretta, infatti, non ce l’ha fatta a essere eletto.

Nel Pd si guarda ora alle possibile elezioni per la Provincia. Tonino Solarino in pole position? Si vedrà.