Parla lo scafista del gommone con i 18 morti. Il Video dei soccorsi e dell’arresto

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È stato identificato e fermato, nella notte di lunedì 25 agosto, il giovanissimo scafista (19 anni, nativo del Gambia) reo confesso, ritenuto responsabile di aver condotto il gommone sul quale sono stati rinvenuti 18 cadaveri (mentre i dispersi, e tra loro anche altri due scafisti, dovrebbero essere tra i 10 e i 20), giunto a Pozzallo domenica 24 agosto.

Queste alcune testimonianza dei migranti: “I libici ci hanno picchiati con una spranga in ferro mentre salivamo a bordo del gommone e qualcuno crediamo sia morto per i colpi ricevuti al capo”. “Durante il viaggio si è forata la prua del gommone e ci siamo fatti prendere dal panico, tutti urlavano e si dimenavano; qualcuno è caduto in acqua ed è stato recuperato subito ma era già tardi perché aveva bevuto tanto ed è morto, altri si sono sentiti male perché hanno rovesciato le taniche di benzina per creare delle boe di salvataggio ma le esalazioni li hanno fatti svenire e sono caduti con la faccia in acqua che nel frattempo era entrata nel gommone e sono morti affogati; altri ancora sono andati giù senza più risalire”.

I medici legali, dopo le ispezioni cadaveriche, di fatto confermano le parole dei sopravvissuti: “Morte apparentemente per asfissia da sommersione in liquido composto da carburante e acqua marina; probabile pregresso malore da intossicazione da idrocarburi”. A giorni verrà disposta dalla Procura della Repubblica di Ragusa l’autopsia.

Ha parlato anche lo scafista, reo confesso: “Sono stato io a condurre il gommone, ho raggiunto un accordo con i libici; mi sono presentato da loro dicendo che avevo fatto il pescatore e che ero pronto ad assumermi questa responsabilità ma volevo dei soldi che loro mi hanno promesso, anche perché io non avevo come pagare il viaggio”. “Purtroppo il gommone si è forato a prua, io ho fatto di tutto per far stare calme le persone ma si sono fatte prendere dal panico, molti sono caduti in acqua, alcuni non sono più riemersi, anche altri due scafisti sono andati giù. Qualcuno ha svuotato le taniche di benzina per assicurarsi un appiglio se fosse caduto in acqua ma il carburante è caduto all’interno del gommone”.

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La Polizia di Stato sta trasferendo tutti gli ospiti del centro, in quanto tra poche ore giungerà un mercantile con 480 persone.

Ecco il comunicato della Squadra Mobile in merito all’operazione di soccorso e dell’arresto:

Questa notte è stato eseguito il fermo di JAMMEH Gibril nato in Gambia il 03.08.1995, in quanto responsabile del delitto previsto dagli artt. 416 C.P. e 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, ovvero si associava con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
Inoltre il fermato dovrà rispondere anche del reato previsto dall’art. 586 C.P. ovvero della morte come conseguenza di altro delitto, considerato che 18 sono i cadaveri giunti in Italia, morti perché trasportati su un gommone in pessime condizioni e dal lui condotto. Inoltre vi sono dai 10 ai 20 dispersi in quanto i migranti hanno riferito che sul gommone erano 100/110 persone.
Il fermato è ritenuto responsabile di aver procurato l’ingresso in Italia di 72 migranti eludendo i controlli di frontiera, mettendo in serio pericolo di vita tutti i passeggeri provenienti dal Centro Africa, tanto che in 18 hanno perso la vita ed almeno 10 sono gli scomparsi.

I FATTI
Alle ore 14.14 del decorso 23.08.2014 alla nave “Sirio” della Marina Militare Italiana veniva ordinato di dirigere all’intercetto di un natante, precedentemente localizzato da un elicottero della stessa Marina Militare a Sud di Lampedusa. La nave militare si dirigeva alla massima velocità sostenibile verso il punto segnalatole e nel contempo su tale punto venivano inviati altri due elicotteri con base a Lampedusa al fine di fornire un primo soccorso. La nave Sirio raggiungeva il natante alle ore 14.45 verificando la presenza di un gommone in precarie condizioni di galleggiamento. Tale natante, la cui lunghezza era di circa 12 metri, presentava parte dei tubolari sgonfi. Veniva a questo punto dichiarato evento S.A.R. per poi procedere alle operazioni di salvataggio dei migranti e al recupero dei cadaveri che si trovano a bordo del battello clandestino, il cui numero complessivo era di 18. Le operazioni di trasbordo dei 73 superstiti, tutti di sesso maschile, sulla nave militare si concludevano alle ore 16.53 per cui si procedeva nel recupero delle 18 salme che venivano conservate in apposite sacche. Terminate tutte le operazioni la nave Sirio dirigeva verso il porto di Pozzallo, mentre il medico di bordo sottoscriveva verbali di esame necroscopico nei confronti dei cadaveri recuperati, esprimendo le proprie considerazioni medico legali sulle cause dei decessi. L’unità navale raggiungeva Pozzallo intorno alle ore 17.00 del decorso giorno 24 e tutti i clandestini recuperati venivano fatti sbarcare per essere ospitati nel C.P.S.A. di Pozzallo. Le salme venivano allocate presso un’idonea cella frigorifera a pochi passi dal centro di primo soccorso ed assistenza al fine di poter effettuare le ispezioni cadaveriche.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA
Le operazioni di sbarco al porto di Pozzallo venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico. A tali operazioni partecipavano 30 Agenti della Polizia di Stato ed altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le prime cure.
Completate le fasi di assistenza e identificazione da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura, i migranti venivano ospitati al C.P.S.A. di Pozzallo (RG).
Frenetica l’attività della Questura di Ragusa, in quanto appena a conoscenza dell’arrivo dei migranti superstiti e dei cadaveri sono state avviate immediatamente le operazioni di trasferimento di tutti i presenti sbarcati sabato.
Bisognava correre contro il tempo, bisognava trasferire tutti in altri centri così da creare le condizioni per poter ospitare i migranti e così è stato, grazie al lavoro della Polizia di Stato con la sinergia di tutti gli altri attori coinvolti in questa emergenza è stato possibile risolvere ogni criticità.
Il lavoro dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato è molto complesso e deve essere espletato in tempi ristretti così da permettere un immediato invio degli ospiti in strutture d’accoglienza.
Contestualmente all’arrivo sono stati movimentati 350 migranti presso altri centri.
Avviata subito la macchina organizzativa già messa in atto in occasione dell’arrivo di 45 cadaveri il primo luglio, così in poche ore la cella frigorifera, medici legali e Polizia Scientifica ed investigatori erano pronti per accogliere le salme e procedere alle attività di Polizia Giudiziaria.
In corso al momento il trasferimento di oltre 290 persone al fine di liberare il centro in vista dei quasi 500 migranti che giungeranno a bordo di un mercantile nelle prossime ore.
La Polizia di Stato ha predisposto già il servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica per la gestione del nuovo flusso migratorio.

LE INDAGINI
Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa e del Servizio Centrale Operativo (Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato),con la partecipazione di un’aliquota della Compagnia Carabinieri di Modica e della Sez. Op. Nav. della Guardia di Finanza lavorando senza sosta per quasi 36 ore sono riusciti a trovare tutti gli elementi per fermare lo scafista gambiano.

Le indagini sono iniziate subito dopo l’approdo della nave ed ancora prima mediante lo scambio informatico di video ed immagini tra la l’equipaggio della nave e la Squadra Mobile di Ragusa. Appena giunta in porto domenica alle 17.00 gli investigatori unitamente alla Polizia Scientifica ed ai medici legali salivano a bordo della nave per un primo esame delle salme e per scrutare tra i migranti la presenza di eventuali scafisti. I primi atti di Polizia Giudiziaria non davano esito positivo e quindi si interveniva sui superstiti cercando un primo approccio, tra una pacca sulla spalla, un sorriso ed un mi dispiace per ciò che è accaduto.
Dopo ore ed ore, anche in questa occasione lo scafista è stato individuato grazie alle testimonianze dei migranti che viaggiavano a bordo del gommone. I superstiti erano stati minacciati dallo scafista e dai suoi amici, difatti non voleva parlare nessuno per paura.
In occasione degli sbarchi dove si verificano tragici eventi come in questa occasione, è appurato che i superstiti inizialmente si chiudono nel loro dolore senza proferire parola.
Ci vogliono ore per convincerli a parlare e rendere testimonianza di quanto hanno visto e dell’utilità del loro apporto alle indagini.
Solitamente il silenzio viene “rotto” dopo ore perché il peso di quanto vissuto e di quanto in loro memoria è troppo forte e quindi si determinano a parlare e riferire cosa hanno visto.
Dalle indagini è emerso che sul gommone erano da 100 a 110 persone circa e sono partiti da una spiaggia di una piccola città della Libia e che due erano coloro che d’accordo con gli organizzatori dovevano condurre il gommone e che un altro doveva svolgere le mansioni di navigatore indirizzandoli verso l’Italia utilizzando un satellitare e chiedere i soccorsi in modo pretestuoso.
Dalle dichiarazioni è emerso che durante le fasi di partenza, mentre i migranti salivano a bordo del gommone venivano picchiati con grosse spranghe in ferro senza risparmiare parti vitali come la testa ed i reni (pochi mesi fa era giunto cadavere un altro giovane del Gambia poiché colpito a morte mentre si imbarcava sul gommone).
I colpi inferti facevano rovinare al centro del gommone alcuni migranti che apparentemente sembravano svenuti ma successivamente hanno compreso che erano stati colpiti a morte (almeno 2 così come constatato anche dai medici legali e dalla Polizia Scientifica).
Dopo circa 12 ore di navigazione il gommone ha iniziato a sgonfiarsi nella parte della prua probabilmente per un foro. Afflosciata la parte anteriore, il natante ha iniziato ad imbarcare acqua ed i passeggeri sono stati presi dal panico spingendosi tutti verso la poppa dove si trovavano gli scafisti, difatti due dei tre sono caduti in acqua non riemergendo più.
I migranti a bordo, presi dal panico hanno svuotato le taniche in plastica di benzina al fine di crearsi una boa di salvataggio, un appiglio nel caso fossero caduti in acqua. La benzina si è rovesciata all’interno del gommone, le esalazioni hanno fatto si che in molti perdessero in sensi cadendo in posizione prona al centro del gommone ormai pieno di acqua e benzina che ovviamente hanno respirato morendo annegati in pochi centimetri di liquido. I medici legali difatti parlano di morte per asfissia da sommersione.
Lo scafista, messo alle strette dagli investigatori prima di essere sottoposto a fermo di indiziato di delitto ha reso spontanee dichiarazioni in merito alle proprie responsabilità e successivamente ha confermato il tutto in sede di interrogatorio delegato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa alla Squadra Mobile della Polizia di Stato per i fatti da lui commessi ed alla presenza del suo avvocato nominatogli d’ufficio.
Dalle indagini è emerso che lo scafista era l’ultimo (ma di fondamentale importanza) anello di una più vasta organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, così come da lui stesso ammesso in sede di interrogatorio.
La professionalità degli uomini che hanno svolto le indagini di Polizia Giudiziaria ha permesso di individuare anche questa volta l’autore di questo traffico di migranti ormai diventato un enorme businnes per gli organizzatori, in questo caso tutti libici ad eccezione dello scafista gambiano al quale erano state promesse poche centinaia di dollari che adesso non riceverà più in quanto condotto in carcere.
Stante quanto dichiarato dai testimoni gli organizzatori hanno incassato 1.200 dollari a passeggero per un totale di oltre 120.000 dollari.

LE TESTIMONIANZE
La confessione dello scafista:
“Mi proponevo quale conducente di un’imbarcazione clandestina e i libici accoglievano con favore tale mia istanza. Gli stessi libici mi accompagnavano all’interno di un’abitazione di Tripoli, allocandomi da solo in tale struttura a differenza degli altri che venivano messi all’interno di grandi capannoni. Nel corso della mia permanenza all’interno della casa venivano perfezionati gli accordi tra me e i libici e questi ultimi acconsentivano che io scegliessi un soggetto il quale non avrebbe dovuto pagare il biglietto del viaggio per l’Italia al fine di darmi assistenza.

Vedevo molti passeggeri salire sul gommone (nel quale per primo io avevo già preso posto), sanguinanti a causa delle ferite inferte dai libici. Tra i predetti anche uno che a causa delle percorse rimaneva esamine in acqua per cui è stato portato sul gommone a braccia da alcuni passeggeri. Non sono in grado di dire se l’azione violenta da parte dei libici fosse stata causa del decesso di uno o più passeggeri; ciò in quanto il sovraffollamento che vi era sul natante non ha permesso al sottoscritto di verificare se alcune persone avevano assunto determinate posizioni (supina o prona) solo per dormire o perché morte. A conclusione dell’imbarco mi posizionavo al timone del natante e cominciavo a farlo navigare”

Uno dei migranti:
“La prima parte del viaggio è risultata particolarmente tranquilla poi, ad un tratto, la fortuna non è stata più dalla nostra parte. Infatti, intorno alle ore 13.00 del decorso giorno 23 i tubolari anteriori del gommone cominciavano a perdere aria molto velocemente.
La situazione diventava sempre più drammatica e ciò a causa dell’ulteriore perdita di pressione dei tubolari, che si afflosciavano totalmente e ci facevamo prendere dal panico. Ad un certo punto i primi passeggeri cominciavano a cadere in acqua e qualcuno di questi non riusciva a ritornare più sul gommone; altri invece, o perché soccorsi o anche perché presi dalla disperazione, riuscivano ad aggrapparsi al gommone, riguadagnando lo stesso. Al fine di prestare soccorso alcuni dei passeggeri pensavano bene di svuotare le taniche ancora piene di carburante da tale elemento, in modo che le stesse venissero utilizzate dalle persone finite in acqua come salvagenti. Tuttavia il liquido anzidetto non veniva buttato in mare, ma direttamente sul gommone. Molti dei soggetti che prima erano finiti in acqua, una volta ritornati sfiniti sul gommone, per riguadagnare le forze assumevano una posizione supina o prona sullo stesso e molti di loro si addormentavano o non so erano già morte. Nelle ore successive, ritornata la calma, si vivevano i momenti di attesa dei soccorsi e tutti quanti stavamo fermi in modo da evitare movimenti che avrebbero potuto creare nocumento alla stabilità del battello, dopo poco è giunto un primo elicottero e poi la nave”.

LA CATTURA
Le indagini condotte dagli investigatori durate 36 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della morte come conseguenza di altro delitto di 18 persone.

Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa gli investigatori hanno catturato lo scafista che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica è stato condotto presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione, considerato che dopo il fermo iniziano tutte le fasi processuali particolarmente complesse.

BILANCIO ATTIVITÀ DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA
Sino ad oggi, solo nel 2014 sono stati arrestati 102 scafisti e sono in corso numerose attività di collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste del nord Africa a quelle Italiane.