Chiamiamolo Ulisse: un gatto siriano tra i profughi sbarcati a Pozzallo

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Foto d'archivio

Sull’ultimo barcone di immigrati arrivati nella notte a Pozzallo, circa 450, per lo più da Palestina e Siria, c’era anche lui, Ulisse (il nome è di fantasia): un gatto, grande e bianco, piuttosto denutrito e bisognoso di cure.

A riportarlo è il Corriere della Sera, in un articolo in cui viene intervistato il veterinario Gianluca Brafa, di Pozzallo, che se ne è preso cura, prima di mandarlo in quarantena in una struttura della Azienda Sanitaria Provinciale di Vittoria.

Per Gianluca Brafa, 30 anni, veterinario a Pozzallo, è stata “la prima volta”. Stanotte alle 23 gli è arrivata una “strana” telefonata dalla Polizia: “Venga subito al porto, c’è bisogno della sua assistenza”. “Quando ho sentito la telefonata”, racconta Gianluca Brafa “ho creduto a uno scherzo. Spesso, al numero del pronto soccorso, arrivano le chiamate dei ragazzini”. Invece era tutto vero.
Il gatto era di una donna siriana di 35 anni e del fratello di quest’ultima, gravemente disabile. “Il felino era il compagno di giochi del ragazzo. I due fratelli, in fuga dalla Siria, lo avevano messo dentro un trasportino, e avevano preteso di portarselo appresso, nonostante le condizioni disagiate del viaggio” dice il veterinario di Pozzallo. “Sono salito sul rimorchiatore, tra centinaia di persone, e altri medici” – racconta Brafa, “e me lo sono trovato davanti. Sporco, spaventato, smagrito… Io e la mia ragazza avevamo portato qualcosa da dargli, una o due confezioni di mangime, e lo abbiamo sfamato così, con quel poco che avevamo. Poi l’ho visitato, sembrava sanissimo. Però, siccome tutti gli animali che arrivano dall’estero devono fare un periodo di isolamento, lo abbiamo mandato in quarantena in una struttura della Azienda Sanitaria Provinciale di Vittoria“.
Ma è la prima volta che sui barconi arrivano anche animali, al seguito degli immigrati clandestini? “No no, c’è stata anche una carpetta”, dice Brafa. “Una capra, sì. Ma non è arrivata qui, mi sembra che l’abbiano portata a Lampedusa“.
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I migranti sono approdati a Pozzallo con la nave Aquila battente bandiera inglese. A bordo vi erano intere famiglie palestinesi in fuga dalla guerra, ma anche tanti siriani. Tra i soccorsi oltre ai 235 uomini, 133 minori e 81 donne, (di cui tre in gravidanza ricoverate nella divisione di ginecologia dell’ospedale di Modica).