Da Vittoria a Ragusa, quando la provincia fa buon sangue

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Immagine di repertorio

537 donazioni a luglio (+ 52, rispetto al 2013), 526 ad agosto, (+ 86 sempre rispetto allo scorso anno).

Sono numeri che parlano di una crescita inarrestabile, quelli dell’ultimo bimestre dell’AVIS di Vittoria che, proprio nel momento in cui molti fanno la valigia e vanno in vacanza, accelera e raddoppia, conquistandosi anche il plauso del SIMT ( Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale) – ASP 7 di Ragusa.
Per la prima volta, infatti, è stata superata la soglia delle 63 donazioni di plasmapiastrinaferesi (la procedura nella quale, oltre al plasma, si prelevano al donatore anche le piastrine, ndr): record assoluto per Vittoria). E il centro, guidato, dal febbraio 2013, dal presidente Giovanni Carbonaro, è stato premiato con l’arrivo di una seconda macchina destinata proprio alla raccolta delle piastrine, che giaceva, da tempo, al centro trasfusionale di Vittoria ed era messa in funzione solo di tanto in tanto.

La forza dell’AVIS, di Vittoria e di tutti i comuni iblei, sono proprio i suoi donatori.
Campioni di solidarietà a livello regionale e nazionale. Le attenzioni a loro riservate sono costanti e ben studiate. Mai devono mancare il sorriso e la serenità sul volto degli operatori, e mai la salute degli iscritti deve venire dopo quella delle persone bisognose di sangue. I controlli sono costanti e gratuiti, tra una donazione e l’altra devono passare almeno tre mesi, e le donne, o i soggetti con problemi di varia natura, possono, senza alcun problema, donare anche solo una o due volte all’anno.

Il donatore è la nostra risorsa più grande: non va spremuto ma curato, tutelato e ‘coccolato’. A lui va detto sempre e comunque grazie per quello che, spontaneamente, decide di fare” dice Carbonaro.
“Il suo è un gesto d’amore e, da parte nostra, è giusto che percepisca amore per quello che facciamo. Solo così, e dopo anni di impegno nell’ottica della sensibilizzazione, possiamo oggi vantare un + 10% di iscritti rispetto all’anno scorso e un numero di donatori attivi passati dai 2850 del 2013 ai 3136 di quest’anno. I dati sono aggiornati ad agosto, mese in cui abbiamo avuto 33 nuovi iscritti (120 complessivamente da giugno di cui 12 diciottenni)”.avis_vittoria_presidente

Presidente Carbonaro, cosa differenzia l’Avis di Ragusa da quella delle altre provincie siciliane? Quali sono i punti di forza e su cosa, invece, si deve ancora lavorare?
L’Avis provinciale gode di ottima salute perché, negli anni, si è lavorato in modo certosino per sensibilizzare il territorio. Volontari, donatori, medici e dirigenti ci hanno creduto tanto e si sono uniti per consolidare i numeri di questa realtà. A Vittoria stiamo lavorando benissimo e c’è un tessuto straordinario, ma non bisogna mai mollare la presa. Dobbiamo, ad esempio, continuare a operare nelle scuole e nel mondo del lavoro e prendere per mano tutti coloro che possono donare, per far capire loro che la cultura della donazione non toglie, ma dà. Ultimamente, purtroppo, devo ammettere che molte persone si sono avvicinate a noi perché in famiglia hanno un malato di cancro e hanno capito quanto importante sia il sangue per chi deve sottoporsi alla chemioterapia, che distrugge, indiscriminatamente, cellule malate e sane. Soprattutto nei bambini, sottoposti a cicli di chemio più aggressivi, il midollo rallenta fin quasi a inibire la produzione di piastrine e il sangue salva loro la vita.

Molte altre Avis, in Sicilia e non, lavorano con donatori occasionali mentre a Ragusa sarebbe inconcepibile. Può essere questo un altro motivo del vostro successo?
Si, noi abbiamo cancellato da decenni la donazione occasionale ma in altre parti d’Italia non è così e può capitare, addirittura, che ti fermino per chiederti se vuoi dare il tuo sangue. Non c’è pericolo, sia chiaro, perché i donatori occasionali sono controllati come quelli regolari, ma così facendo può capitare di buttar via senza motivo delle sacche buone, solo perché, magari, il donatore ha mangiato in modo scorretto il giorno prima della donazione e l’indomani ha dei valori sballati. Da noi, invece, se i valori non convincono, la sacca viene messa in stand by e il donatore ricontrollato dopo qualche giorno. Se tutto torna nella norma, viene rimessa in circuito e non c’è spreco.

Come gestite il rapporto con ospedali e centri trasfusionali?
Ci sono pazienti che necessitano di sangue di tanto in tanto e altri nel quotidiano. Quindi, la nostra è una macchina che non si ferma mai. Noi lavoriamo con periodicità, quando gli ospedali programmano nel tempo gli interventi e ci chiedono con netto anticipo le sacche di cui hanno bisogno. Poi c’è l’urgenza, che si ha quando alcuni interventi in programma devono essere anticipati perché il paziente, ad esempio, si aggrava. Ed, infine, l’emergenza, in caso di incidenti o altre situazioni gravi e non preventivate. Come, di recente, la vicenda della ragazzina sfuggita per miracolo alla follia omicida del padre, nel catanese. In quel’occasione, è bene precisarlo, sono stati lanciati numerosi appelli, ma il sangue c’era perché tutti i centri trasfusionali si erano già mobilitati. Solo che, essendo la realtà catanese molto diversa dalla nostra (con una carenza di sangue costante e organizzata più che altro con i donatori occasionali), c’è stato bisogno di rimpinguare immediatamente le riserve, che si erano svuotate. Da noi una cosa del genere , con un ospedale che chiama a raccolta chiunque, non è mai successa e lavoriamo perché non accada mai. Quanto al funzionamento vero e proprio ogni comune ha la sua Avis e tutte facciamo capo alle tre SIMT di Vittoria, Ragusa e Modica che ci monitorano costantemente.

L’estate è uno dei periodi più difficili da gestire per le Avis. A voi quest’anno, però, a giudicare dai numeri, è andata benissimo…
Vero è che l’estate è un periodo di emergenza, ma, a dirla tutta, da noi è sempre emergenza. In estate perché si parte, ci si trasferisce al mare o per i problemi legati alla pressione bassa; in inverno per le influenze, in primavera per l’uso di antistaminici dovuti alle allergie, a Natale e a Pasqua perché l’alimentazione è un po’ disordinata. Insomma, siamo abituati a gestire i momenti difficili, ma quest’anno è andata veramente bene. Abbiamo conseguito un risultato straordinario relativamente alle donazioni di piastrine e plasma grazie al quale il SIMT ci ha donato una seconda macchina che è andata ad aggiungersi alle tre (più una di scorta) per la raccolta del plasma e alle bilance per la donazione di sangue intero, tutti macchinari sottoposti a controlli periodici. In totale abbiamo 12 postazioni attive.

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La nostra provincia è la tra le più generose d’Italia. Perché, secondo lei?
Me lo chiedo anch’io, soprattutto quando vado alle assemblee nazionali. Il discorso parte sempre dalla sensibilità dei volontari, ma forse un altro segreto sta nell’unione vera, e non di facciata, delle AVIS dei 12 comuni iblei. È bello quando ci incontriamo e ci confrontiamo. Siamo legati, e questo alla fine si percepisce. I nostri sorrisi e gli abbracci non sono convenzionali, ma sinceri e spontanei. E poi c’è da dire che ogni AVIS segue il proprio territorio, e questo ha le sue peculiarità. Il donatore vittoriese è abituato in un certo modo, quello di Modica in un altro. Parliamo tutti la stessa lingua, ma ci sono delle sfumature e noi, a quanto pare, finora siamo stati bravi nel coglierle.

Anche gli immigrati donano molto. Quindi l’AVIS come centro di generosa integrazione?
Assolutamente si ed è una cosa bellissima. Abbiamo rumeni, bulgari e in generale tutti gli immigrati dell’Europa dell’est, vicini a noi per cultura della donazione e dei controlli. Ma la vera sorpresa sono stati i nordafricani, che prima erano più restii per motivi culturali e religiosi, e adesso sono molto attivi.

Un aneddoto?
Tre domeniche fa è venuta una famiglia nordafricana: madre e padre, già iscritti, e due bambini piccoli. La moglie ha potuto donare, il marito no perché aveva la pressione bassa. È andato via estremamente dispiaciuto ed è tornato le due domeniche successive fino a quando, due giorni fa, ce l’ha fatta. Ed era felicissimo: è stata una vera festa. Perché alla fine l’importante è questo: fare del bene, regalando un sorriso.