Tra i due litiganti del Pd, decide la Commissione nominata da Palermo

2

Potrebbe risolversi stasera la querelle tra ricorrenti e resistenti che ha infiammato negli ultimi mesi il Partito democratico ibleo. Sarebbe prevista nel pomeriggio, infatti, la riunione conclusiva presso la Commissione regionale di garanzia del Pd, chiamata ad esprimersi sulla legittimità dell’assemblea, avvenuta lo scorso 4 luglio a Comiso, che ha eletto il presidente provinciale Bartolo Giaquinta e il tesoriere Angelo Fraschilla.
Un atto contestato da una parte del Pd provinciale che ha risposto con un ricorso. Nel documento, presentato da diverse componenti dei democratici iblei riferibili alle aree della senatrice Venerina Padua ed dei due dirigenti regionali Peppe Calabrese e Mario D’Asta, si sostiene che gli iscritti al partito ragusano non sarebbero stati avvertiti entro i cinque giorni indicati nello statuto, di questi almeno 80 non sarebbero stati, nemmeno tardivamente, avvisati della convocazione dell’assise. Modalità che avrebbero determinato, quel venerdì di luglio a Comiso, la presenza di 102 iscritti su un totale di 270 e quindi, di fatto, nemmeno la maggioranza degli aventi diritto al voto per l’elezione delle importanti figure di vertice del partito. Mancando il numero legale, hanno sostenuto i ricorrenti anche nel corso dell’audizione a Palermo avvenuta il 4 settembre, l’assemblea non si sarebbe nemmeno dovuta insediare e da ciò discende quindi la richiesta di invalidare l’elezione di presidente e tesoriere.
Dopo aver ascoltato i resistenti (appartenenti all’area riferibile al segretario provinciale Giovanni Denaro), che avevano inviato presso la Commissione regionale di garanzia le opportune controdeduzioni, l’organismo si era riservato di esprimere un parere. Parere che potrebbe arrivare attraverso una relazione scritta già domani alle due fazioni iblee dei democratici. La commissione presieduta da Giovanni Bruno (e formata da sei componenti del partito regionale suddivisi in due esponenti dell’area Cuperlo, due dell’area Renzi e due per l’area Dem) potrebbe stabilire quindi se a Ragusa sia stato applicato in maniera corretta lo statuto. Sebbene si entrerà esclusivamente nel merito della regolarità delle prassi seguite, e non delle scelte politiche compiute dalla segreteria provinciale, il verdetto palermitano potrebbe rappresentare comunque lo spartiacque nella crisi interna al Pd ibleo.