Ma agli agricoltori nessuno ha mai detto come smaltire gli scarti di pomodori e zucchine?

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Nella lunga lista dei problemi che, in questi tempi di crisi drammatica e senza spiragli, i produttori della fascia trasformata devono affrontare, una posizione di spicco la merita senz’altro la tematica dello smaltimento dei prodotti e delle piantine estirpate.

Facendo una ricerca veloce su internet, partendo dalla parola “fumarole”, è facile trovare una serie di articoli di denuncia. Ad essere denunciati, però, sono proprio i produttori agricoli sorpresi a interrare o bruciare questi rifiuti speciali, costituiti da scarti di tessuto vegetale proveniente da dismissione serricola. La polizia provinciale è molto attiva sul fronte, ma quello che nessuno dice e scrive è che ai produttori non vengono spiegate le modalità di smaltimento.

Attenzione, qui non si sta parlando di fumarole dovute alla plastica dismessa. In quel caso il pericolo di inquinamento e malattie è reale e i posti in cui conferire ci sono e sono noti. Qui il problema riguarda gli ortaggi sradicati, scartati e finiti ad ammucchiarsi ai margini delle aziende perché il produttore non sa, materialmente, come liberarsene.
La confusione regna sovrana e, tanto per cominciare, non si capisce dove li si può conferire. Forse a Ragusa, forse direttamente a Palermo. E quindi il produttore dovrebbe affittare dei camion, perché spesso si tratta di tonnellate di merce, e macinare km perdendo giorni di lavoro. Non solo. Una volta giunto a destinazione pare che debba anche pagare per il conferimento! E anche qui le cifre sono poco chiare: forse 20 cent al kg, forse un po’ di più.

Dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta. Quando la montagna di pomodori, zucchine e melanzane invade e supera un tot di metri quadrati, nell’azienda privata si va a configurare una vera e propria discarica pubblica, con tutti i provvedimenti legislativi che ne conseguono.
Sono migliaia i produttori interessati dal problema e se i dati che abbiamo elencato non sono precisi non è perché non abbiamo voluto documentarci, ma perché nemmeno i produttori direttamente coinvolti, multati o diffidati, hanno notizie certe. Ed è proprio quello che chiedono: certezza, informazioni chiare e complete.

“Oramai un contadino per portare avanti la propria azienda deve saper fare anche il ragioniere e l’avvocato perché è sufficiente che le forze dell’ordine trovino una vite svitata per diventare passibili di multa”, spiega Mariano Ferro, leader dei Forconi, che ben conosce il problema dello smaltimento dei rifiuti organici.
“Non solo il produttore non sa come fare per smaltire questi prodotti, ma se chiede informazioni non le riceve e viene dirottato su altri soggetti che ne sanno, se possibile, ancora meno. E questo suo essere vittima della burocrazia potrebbe sfociare in situazioni davvero estreme. Pensate se qualcuno decidesse di divertirsi appiccando un incendio alle piante secche! L’azienda verrebbe divorata dalle fiamme in poco tempo e chi risarcirebbe quel pover’uomo? Nessuno, anzi, passerebbe pure i guai perché è responsabile di tutto ciò che accade all’interno del proprio appezzamento di terreno. Noi stiamo cercando di muoverci anche da questo punto di vista, ma i problemi dell’agricoltura sono una marea e non sappiamo che pesci pigliare, nessuno ci ascolta o ci aiuta”.

E allora che fare? “Non c’è nessuna direttiva, né dei Comuni, né dell’ispettorato agrario“, confermano altri produttori, del movimento e non.
Nessun agente di Polizia Provinciale ci dice come fare. Loro elevano multe, scrivono diffide e vanno via. Ma tanto, anche se ci multano, noi i soldi per pagare ormai non li abbiamo più. Qui, signori, è finito tutto”.