Il giallo di Daniela. Ancora non si sa per cosa sia morta l’infermiera di Ragusa

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Morte naturale, suicidio o omicidio? Un quadro che resta a tinte fosche quello che ruota attorno alla morte di Daniela Dinatale, l’infermiera ragusana 50enne trovata morta il 28 novembre scorso all’interno della propria abitazione, in circostanze ancora da chiarire.

I carabinieri della compagnia di Ragusa starebbero stringendo il cerchio attorno a quattro-cinque persone tra coloro che erano più vicino al giro delle amicizie e delle frequentazioni della donna, delle quali hanno ascoltato le testimonianze. Alcune tra le dichiarazioni che sono state rese in questi giorni ai militari dell’Arma, però, non coinciderebbero perfettamente.
Ecco perché le varie testimonianze (le persone sono di Ragusa e della provincia di Siracusa) saranno nuovamente richieste da parte degli investigatori che sono diretti dal sostituto procuratore della repubblica Marco Rota.

Una, al momento, la persona iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Ma la posizione di quest’ultimo, almeno in questo momento, è ritenuta “marginale” dagli inquirenti, dal momento che i primi risultati dell’autopsia, hanno escluso cause compatibili con il quadro accusatorio che avrebbe potuto essere costruito attorno a quest’unico indagato, la cui posizione, a meno di clamorose sorprese, potrebbe essere presto archiviata.

Fondamentale, per il proseguo delle indagini, sarà innanzitutto l’arrivo dei risultati degli esami tossicologici che dovranno escludere ogni causa di morte naturale. Quindi, a quel punto, gli inquirenti, si potrebbero concentrare su tutte le altre piste. Ma fondamentali saranno anche (e forse soprattutto) le ulteriori dichiarazioni che gli amici ed i conoscenti di Daniela dovranno tornare a fornire agli stessi inquirenti, che hanno passato al setaccio le ultime ore della vita della 50 enne, anche tramite l’analisi dei tabulati telefonici.

L’autopsia sul corpo della donna è stata effettuata dal medico legale Giuseppe Iuvara, che è stato coadiuvato da un tossicologo di chiara fama, Guido Romano, direttore dell’istituto di specializzazione in Medicina legale e titolare della Cattedra di medicina legale all’Università di Catania e di diversi corsi di specializzazione (oltre ad essere il responsabile del laboratorio di Tossicologia forense dell’università di Catania) ed ha, prima di tutto, escluso la morte a causa di un’infezione o a causa di una cardiopatia.

Nulla però è ancora certo per altre cause di morte naturale, relative o ad eventuali patologie pregresse o a cause fulminanti. I risultati mancanti dovranno anche escludere che Daniela sia morta a causa di una reazione al vaccino antinfluenzale, che ad ogni modo la donna non aveva preso né all’Asp né dal medico curante, ma che avrebbe potuto acquistare in farmacia.
Daniela è stata trovata morta nel proprio letto, vestita come pronta per uscire, con addosso una copertina come a coprirsi dal freddo.
Nell’abitazione di corso Italia non mancava nulla ed era tutto in ordine. Al contempo non vi era niente (medicinali, droghe o altro) che potesse fare pensare ad un suicidio.

[ fonte: La Sicilia ]