“Il mistero della casa nel bosco”: Marinella Vanini torna con un giallo contro i bullismi

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Non ha ancora nemmeno 20 anni, ma vanta già due pubblicazioni che abbracciano due generi letterari completamente diversi, dando forma e sostanza ad un grandissimo talento umanistico e ad una fantasia fuori dal comune. E’ Marinella Vanini, l’autrice del libro di favore per bambini “Le avventure di topo Giambartolo” e che adesso, a distanza di tre anni circa, torna con un giallo, “Il mistero della casa nel bosco”, edito da Kimerik.

Se il primo libro è stato una piacevole sorpresa, caratterizzato dalla semplicità emotiva e narrativa propria del genere favolistico, questa nuova opera vuole essere un avvincente thriller psicologico, incentrato sulla storia di un’adolescente che lotta tra realtà e finzione.La storia – racconta la giovane autrice vittoriese – è avvolta in un’atmosfera piuttosto misteriosa, ricca di suspense, che diventa via via sempre più intricata fino a cercare “l’aiuto” del lettore per essere risolta. E qui mi fermo, al momento, per non rovinare la sorpresa”.

Chi è Marinella? E che progetti ha per il futuro?

Ho 18 anni, frequento il quinto anno del Liceo Classico “G.Mazzini” di Vittoria e ho un sogno nel cassetto che spero di poter realizzare. Ultimamente ho scritto varie citazioni e poesie, che però non penso di pubblicare. La scrittura è, e sarà sempre, per me una grande passione da coltivare nel corso degli anni; d’altronde come disse William Wordsworth: “Riempi il tuo foglio coi respiri del tuo cuore”. 

Da un libro di favole ad un giallo: com’è avvenuto il salto?

Il salto è avvenuto in seguito alla pubblicazione del mio primo libro di favole, in cui tutto si basa sull’ingenuità e la bontà, le caratteristiche tipiche dei bambini. In questo secondo libro, invece, oserei dire che a scrivere non è più la Marinella sedicenne ma una Marinella più matura che ha deciso di trattare alcune tematiche del tutto attuali, come quella del cyberbullismo, in cui a prevalere non è più la bontà sincera e reciproca ma, purtroppo, la falsità e la cattiveria.

In realtà, già quando hai presentato il tuo primo libro avevi detto che la tua aspirazione era cambiare genere. Avevi già in mente questa storia?

Ho cominciato a pensare a questa storia nel momento stesso in cui ho finito di scrivere “Le avventure di topo Giambartolo”. E’ allora che ho avuto l’ispirazione per questo thriller, tanto intrigante quanto contorto. Inizialmente, però, il finale era del tutto diverso. Solo in un secondo momento ho deciso di cambiarlo, al fine di evidenziare che, oggigiorno, il tema del bullismo è onnipresente. A tal proposito, già la dedica del libro a mio parere è fortemente “selettiva” dal momento che ho deciso di dedicarlo “a chi non si arrende”, cioè alle persone che, nonostante tutto, hanno sempre il coraggio e la forza di andare avanti, affrontando anche gli ostacoli che appaiono insormontabili.

Così giovane e già due libri all’attivo. Quando hai iniziato a scrivere?

Mi è sempre piaciuto scrivere e intorno ai 13-14 anni ho cominciato a scrivere delle favole da leggere al mio fratellino Ferdinando al quale, infatti, è dedicato il mio primo libro. Successivamente, grazie al sostegno e alla fiducia dei miei genitori, ho deciso di inviare queste favole a varie case editrici e così, all’età di 15 anni, ho ricevuto il primo contratto da parte di una casa editrice siciliana, la Kimerik, che mi ha sostenuta anche in questo secondo progetto editoriale.