Il 25 aprile in terra iblea: i festeggiamenti, la memoria e la celebrazione della libertà

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Sono trascorsi 70 anni dalla liberazione italiana dal nazifascismo, e anche in provincia di Ragusa numerose sono state le cerimonie per commemorare quel fondamentale momento storico risalente al secolo scorso.

A Ragusa, stamattina si è svolta la tradizionale manifestazione organizzata dalla Prefettura, in sinergia con l’amministrazione comunale, per celebrare degnamente quanti hanno lottato e sacrificato la vita per liberare l’Italia da quell’orrore. In Piazza Gramsci, alla presenza delle Autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti delle locali associazioni combattentistiche e d’arma e di una rappresentanza del mondo della Scuola, dopo la deposizione di una corona alla Stele dell’Unità, in corteo si è reso onore alle lapidi al Tenente Lena, al Milite Ignoto e ai braccianti agricoli, fino a giungere sul Sagrato della Cattedrale di San Giovanni Battista dove il Parroco, Don Girolamo Alessi, ha impartito la sua benedizione.

Tanti i cittadini presenti, e tra questi una folta rappresentanza di extracomunitari inseriti nelle locali strutture di accoglienza, di disabili e della realtà penitenziaria. Il Prefetto, Annunziato Vardè, nel suo messaggio, ha voluto sottolineare il valore della libertà e il dovere  di  tramandarlo:

occorre avere coscienza del prezzo che è stato pagato per riconquistarla, e pertanto non deve mai mancare la consapevolezza che è un bene che va custodito e salvaguardato attraverso un impegno quotidiano di tutti ed un’attenzione costante, perché il pericolo è sempre in agguato

Vardè ha parlato di crisi internazionale, di numerosi focolai di guerra, dell’orrore dell’ISIS e della minaccia della Jihad, evidenziando la necessità di un impegno diretto ed unitario delle istituzioni, ma anche di tutte le altre forze sane del Paese, che si devono sentire coinvolte, per impedire l’attecchimento del fanatismo religioso nel nostro Paese. Non è mancato, con riferimento alla crisi economica che sta attraversando il Paese, il pensiero verso i giovani che “oggi tante difficoltà incontrano nella ricerca di un lavoro, perché non ci può essere libertà senza un lavoro che possa assicurare una esistenza libera e dignitosa”.

A Modica, invece, i 70 anni dalla Liberazione sono stati celebrati dal sindaco, Ignazio Abbate, dagli assessori della sua giunta, dai consiglieri comunali e dai rappresentanti delle forze dell’ordine della città, con la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti sulle note del silenzio d’ordinanza. L’orchestra dell’Istituto comprensivo “Giovanni XXIII”, ai piedi del monumento ai caduti, ha poi intonato l’inno nazionale e altre musiche sul tema della resistenza. Queste le parole del primo cittadino:

Questo è un giorno speciale perché i settanta anni della Liberazione vanno ricordati, custoditi e trasmessi alle giovani generazioni, ai bambini soprattutto, perché ne applichino i valori che la Resistenza, frutto dei sacrifici dei nostri padri, si porta come bagaglio morale ineludibile  trasferito poi nei principi della nostra Costituzione. Abbiamo ancora bisogno di praticare questi valori per determinare un nuovo e vero punto di fortificazione civile nel nostro paese.

A Vittoria, alle 10.30, Santa Messa nella Basilica di San Giovanni Battista e, alle 12, la cerimonia istituzionale in Piazza del Popolo, presieduta dal sindaco Giuseppe Nicosia, con, anche qui, la tradizionale posa della corona d’alloro al monumento ai caduti.

“In questo anniversario della Liberazione dovremmo riflettere se settant’anni siano pochi per capire o molti per dimenticare” – ha detto il Presidente del Consiglio comunale, Salvatore Di Falco. “Credo che entrambe le affermazioni siano vere. I sacrifici umani che i partigiani italiani hanno compiuto per riportare la libertà e la democrazia nella nostra amata nazione non potranno mai essere dimenticati, perché se oggi viviamo, pur tra mille difficoltà, in un sistema politico in cui ciascuno può esprimere la propria opinione, è solo merito di questi uomini e donne coraggiosi fino all’offerta della propria vita. Allo stesso modo, corriamo il rischio di dimenticare questo enorme martirio di vittime dell’ingiustizia fascista e della lotta antifascista e non bisogna lasciar cadere nell’oblio questa bellissima pagina di storia italiana. Bisogna essere orgogliosi delle lotte che si sono condotte per una società e per una nazione migliore e più evoluta, e non bisogna mai dire che la democrazia ormai è solida nella nostra nazione”.