Rosalba Panvini lascia la guida della Soprintendenza di Ragusa

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Panvini 'assolta' dalla Regione

Rosalba Panvini è il nuovo dirigente della Soprintendenza di Siracusa. Le voci si rincorrevano da qualche giorno, ma l’ufficialità è arrivata solo nella tarda mattinata di oggi.

Dall’aprile del 2013, la Panvini è Soprintendente di Ragusa, ma ora lascerà l’incarico per la prestigiosa sede aretusea. Attualmente non c’è alcuna nomina per il capoluogo ibleo. La dottoressa Panvini lascerà l’incarico tra qualche giorno: nel week end presenzierà all’inaugurazione della mostra di Mattia Preti.

Se non verrà effettuata una nomina nelle prossime ore, è probabile che la gestione venga affidata con un interim a un dirigente interno all’ente di piazza Libertà.

Prima di arrivare a Ragusa, Rosalba Panvini aveva lavorato per 23 anni a Caltanissetta, con diversi incarichi. E’ stata prima dirigente del Servizio beni archeologici, dei Musei di Caltanissetta, di Gela e Marianopoli.

Dal 2004 al 2010 è stata Soprintendente di Caltanissetta, dal 2010 ad aprile 2013 ha guidato il Museo interdisciplinare regionale nella stessa città.

Laureata in Lettere Classiche – indirizzo archeologia classica – all’Università di Catania, sua città natale, la Panvini è anche docente universitaria. Oltre 230 pubblicazioni, tredici monografie, centinaia di scavi e di direzioni di lavori.

Nei giorni scorsi la notizia del suo possibile trasferimento, aveva fatto registrare alcune voci contrarie proprio a Siracusa.

A suo sostegno sono scesi in campo i dirigenti della Soprintendenza di Ragusa con una nota.

“La Soprintendente Panvini – si legge in quel documento – può rispondere facilmente ai suoi goffi accusatori, forte anche del lavoro di noi dirigenti e del personale della Soprintendenza, Istituto, dove, alla ormai cronica carenza di mezzi soprattutto finanziari, cui è astretta tutta l’Amministrazione Regionale, si supplisce quanto meno con una buona dose di buona volontà e, forse, di non disprezzabile competenza. Queste nostre parole non vogliono essere né un’inutile e impropria difesa di ufficio né un automatico riflesso corporativo. Abbiamo, fin qui, anche con la Panvini, lavorato con la libertà professionale propria di dirigenti che non disdegnano, eventualmente, neppure il confronto critico con il capo di Istituto, ma che hanno ancora mantenuta intatta la capacità di indignazione, specie di fronte ad un linciaggio morale e professionale così profondamente ingiusto e incivile”.