Ecco perchè il Dipartimento di oncologia del Paternò Arezzo non può chiudere

18
immagine di repertorio

Dopo l’allarme lanciato dal presidente del consiglio comunale di Ragusa, Giovanni Iacono, abbiamo cercato di vederci chiaro sulla paventata chiusura del dipartimento di oncologia all’ospedale “Maria Paternò Arezzo” di Ibla.

L’atto aziendale del manager Aricò non prevede di fatto tale dipartimento. Ciò che resta oscuro, è il motivo di tale scelta, che sarebbe contraria, tra l’altro, al decreto regionale 1902 del 2014.

L’unica forma di risparmio, nella prospettiva di tale scelta, sarebbe quella dello stipendio al capo dipartimento, che incide per circa 20 mila euro l’anno in più sulla spesa sanitaria, a fronte di diverse centinaia di migliaia di euro di entrate per le prestazioni complete offerte.

Nel merito, l’offerta sanitaria di oncologia perderebbe le conquiste ottenute negli anni, anche grazie alla solidarietà e all’impegno dei Ragusani: si perderebbe l’accentramento dei servizi in un’unica struttura, guidata da un unico medico oncologo, il dipartimento appunto, che si occupa di ogni passaggio fondamentale per la diagnosi, lo screening, la terapia, la cura, la prevenzione e la riabilitazione, l’assistenza nella fase terminale, per i malati oncologici.

Le unità operative verrebbero quindi smembrate negli altri reparti del contesto ospedaliero. Passaggio che potrebbe anche giustificarsi, se motivato da ragioni tecniche specifiche, che potrebbero prevedere un risparmio economico di rilievo. Ma così non sembra.

Anzi. Ad un mancato risparmio si aggiunge poi l’andare in direzione contraria al decreto assessoriale 1902 del 2014, con cui la Regione Siciliana ha previsto l’organizzazione della rete oncologica nell’isola. Il modello scelto dall’assessore alla Salute Lucia Borsellino fu quello dello ‘hub and spoke’, e quindi di un percorso unico per seguire il paziente oncologico, organizzato in dipartimenti, affidati ad un medico oncologo, in grado di coprire ogni fase e ogni istanza del percorso terapeutico.

La provincia di Ragusa, perdendo il suo dipartimento, farebbe quindi un netto passo indietro rispetto ad altre realtà siciliane che invece in questi mesi stanno cercando di mettersi al passo coi dettami della Regione.