Loris. La ‘risposta’ in quei polsi serrati dalle fascette?

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I polsi del piccolo Loris. Serrati dalle fascette da elettricista. Su questo elemento si concentrano le nuove perizie medico legali depositate ieri mattina dalla Procura. La mamma, nell’ultimo interrogatorio in cui ha raccontato che il figlio si era strozzato da solo giocando in casa con quelle fascette, avrebbe anche detto che la sera prima Loris si sarebbe stretto i polsi con quelle striscette di plastica.

Gli accertamenti medico legali ulteriori, con tutta probabilità, faranno chiarezza su questa circostanza. Se il bambino ne abbia stretto una per mano, con segni in tutto il polso, oppure se i polsi sarebbero stati serrati insieme.

In questo secondo caso risulterebbe alquanto difficile che sia stato il bambino a farlo da solo.

La difesa ha chiesto del tempo per visionare questi nuovi elementi forniti dalla Procura. E il Gip, Andrea Reale, ha concesso due settimane. Il 3 dicembre nuova udienza. Sospesi i termini: anche se andasse oltre l’8 dicembre, giorni in cui venne formalizzato il fermo, Veronica non potrà lasciare il carcere.

Questa mattina Veronica Panarello è arrivata un’ora prima dell’udienza al Palazzo di giustizia di Ragusa: strada chiusa al traffico e un imponente servizio di sicurezza.

L’auto della Polizia penitenziaria si è fermata in un ingresso laterale: è entrata da una porticina per poi salire su, al piano del Tribunale, senza essere vista da nessuno.

Suo marito Davide, anche lui entrato da un ingresso laterale, Veronica se l’è trovato davanti in aula. Neppure una parola tra i due. Lei si è seduta accanto al suo avvocato, Francesco Villardita, e ai suoi assistiti.

La sorella di Veronica, Antonella, è arrivata a piedi al palazzo di Giustizia. Ha risposto alle domande dei cronisti. Ha detto “Per me lo ha ucciso lei”. Il motivo? “Forse Loris ha visto qualcosa che non doveva vedere, ma non so dire cosa”.

Il giudice, dopo avere accolto la costituzione delle parti civili (oltre a Davide, il padre di lui, Andrea, e la nonna paterna), ha sospeso la seduta per decidere sulla richiesta di rinvio avanzata dall’avvocato Villardita.

Dopo circa mezz’ora, la decisione: si torna in aula il 3 dicembre.

In queste ore trapela pure il contenuto di una deposizione fatta da Davide qualche giorno fa. La moglie, qualche giorno dopo la morte del piccolo, gli avrebbe chiesto: “Ci facciamo un viaggio insieme?”.

L’avvocato di Davide Stival, Daniele Scrofani, ha ribadito: “Vogliamo sapere la verità, perchè c’è una ricostruzione in continuo divenire. Ed è comprensibile che è difficile accettare una realtà così forte. Davide ha avuto un atteggiamento coerente con quello di un padre che vede schiantata la propria famiglia in un secondo”.