Omicidio Loris, Veronica Panarello parla in aula: “Quel giorno non ho mentito”

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Occhiali viola, sguardo basso, meno sciupata, Veronica Panarello è giunta in aula scortata da due agenti di Polizia giudiziaria.

Nell’aula erano già presenti i periti e gli avvocati. Il Gip Andrea Reale, il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota erano entrati pochi istanti prima.

L’udienza di oggi era dedicata proprio all’audizione dei periti che hanno sottoposto la donna a perizia psichiatrica stabilendo che è capace di intendere e di volere.

In apertura la difesa di Veronica Panarello ha sollevato un’eccezione chiedendo che Andrea Stival venisse escluso tra le parti civili. Il giudice, Andrea Reale, l’ha respinta.

Prima di entrare in aula, l’avvocato Villardita, legale della donna accusata dell’omicidio del figlio, ha dichiarato: “Sarà una semi battaglia, abbiamo diversi dubbi. I nostri consulenti danno una valutazione diversa su quella dei periti”.

Maria Costanzo, la psicologa consulente di Davide Stival, sostiene che il movente potrebbe essere inquadrato nell’origine psicologica del rapporto tra madre e figlio. Come riporta l’Agi, secondo la professionista quello tra Loris e Veronica “è un legame emotivamente distorto. Veronica non era genitore e Loris non era figlio, ma suo amico. Forse in questa dinamica vanno inquadrati i fatti accaduti”. 

Il medico legale Giuseppe Iuvara ha presentato un’integrazione all’esame autoptico a seguito della nuova versione che aveva fornito la Panarello, dicendo che il bimbo sarebbe stato strangolato dal nonno, Andrea Stival, con un cavetto usb. Il medico legale ha chiarito che le impronte sul collo del bambino non sono compatibili con quelle di un cavetto usb. 

La ‘battaglia’ è proprio sulla perizia psichiatrica e sui suoi esiti. Ha anche preso la parola in aula la stessa Veronica chiarendo che rimase in degenza tre giorni e non uno quando venne ricoverata, da ragazza, per un tentativo di suicidio.

Poi il suo legale ha riferito ai giornalisti che la sua assistita: “Ha detto di non avere mentito quando raccontava di avere accompagnato il figlio a scuola, ma ha detto ciò che ricordava. Ha anche detto di avere mentito quando ha affermato nella seconda versione dei fatti che si trattò di un incidente; superata la paura avrebbe poi ha detto la verità”.

Confermerebbe, quindi, le accuse che la donna muove al suocero, accuse alle quali però non sembra credere la Procura.

L’udienza è stata rinviata al 18 luglio. E sarà ancora ‘battaglia’ di perizie.