Contro la violenza di genere: aiutare le donne e avviare percorsi con i sex offender

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Donna e figlio picchiati

Mogli, compagne, figlie e madri vittime di soprusi psicologiche e fisici.

Siamo nel 2017, ma dai fatti di cronaca che continuiamo a ‘registrare’ sembra di essere ancora fermi al Medioevo, come se un vortice spazio temporale si fosse aperto, illudendoci che la tecnologia, le scoperte siano andate avanti, ma avendo bloccato  la mente, o almeno la parte di essa ancora ancorata ad antichi pregiudizi e credenze, che nulla hanno a che fare con il concetto di libertà, rispetto, uguaglianza, che dovrebbero essere i capisaldi delle società moderne.

É di domenica scorsa, il reportage di The Guardian sullo sfruttamento delle donne nelle campagne iblee, e purtroppo sono sempre attuali storie di uomini che accostano la loro auto e tentano di violentare giovani donne, mariti che picchiano la compagna scelta per la vita, fidanzati che vietano alle loro dolci metà di uscire con le amiche, di andare in vacanza o di indossare una minigonna.

Sono tutti fenomeni che fanno parte di una delle piaghe più oscure della nostra società: la violenza di genere.

Dal 2012 nel nostro territorio, a Vittoria nello specifico, c’è una associazione che si occupa di donne maltrattate: Donne a sud.

Abbiamo rivolto qualche domanda alla psicologa dell’associazione, la dottoressa Deborah Giombarresi.

Qual è l’obiettivo di Donne a Sud?

La nostra associazione, di cui  Sabrina Mercante è presidente, si occupa di dare sostegno alle donne vittime di maltrattamenti, sia dal punto di vista psicologico, ma anche legale , grazie alle competenza dell’avvocato Rossana Caudullo. Il nostro centro ascolto è aperto 3 giorni a settimana e siamo sempre reperibili telefonicamente. Inoltre collaboriamo con gli ospedali, per aiutarli nell’accoglienza di donne maltrattate, perchè sono donne molto spaventate e troppo spesso accompagnate dagli stessi aggressori. Ci occupiamo anche della formazione a scuola, è importante che ragazzi e ragazze, già da adolescenti imparino l’educazione affettiva. E ovviamente ci rivolgiamo alle donne, educando loro a capire quando una storia non è sana, quando è qualcosa che logora dentro incatenandole senza che nemmeno se ne rendano conto.

Chi si può rivolgere alla vostra associazione?

A noi si possono rivolgere tutte le donne vittime di soprusi, anche quelle che non sono certe se ciò che stanno subendo sia violenza o meno. Noi le ascoltiamo e cerchiamo per ognuna di loro una risposta, dal caso di sopraffazione sul posto di lavoro ai casi di violenza domestica. Nel 2016 sono state circa 50 le donne che si sono rivolte a noi.

Da Donne a Sud e dalla sua professionalità nasce un progetto in carcere, rivolto ai sex offender. Di cosa si tratta?

Due anni fa ho presentato questo progetto per aiutare gli uomini arrestati per violenza di genere. Sono stati circa venti i detenuti con cui abbiamo affrontato questo percorso. Il primo anno il tema principale sono state le emozioni e la loro gestione. In particolare la rabbia; molti di loro non sanno come affrontarla e verso cosa incanalarla.
Lo scorso anno invece abbiamo affrontato il tema ‘chi ero, chi sono e chi sarò’ partendo dalla loro infanzia poichè,  nella quasi totalità dei casi, è dove il problema sorge, dovuto a uno dei due genitori o alle volte a entrambi, che hanno una disfunzione affettiva, e non riescono quindi a insegnare al bambino cosa vuol dire volere bene. Poi abbiamo guardato alla loro condizione di detenuti. E infine, per il modulo ‘chi sarò’ ci siamo posti con loro degli obiettivi, per non lasciarli nella rassegnazione di essere dei detenuti senza possibilità di redimersi.
Infine, per questo nuovo anno il progetto è più ad ampio raggio perchè non riguarda solo i sex offender e verterà sulle pari opportunità. Uno degli argomenti principali sarà il tradimento e la simmetria relazionale.

E lei, da professionista ma soprattutto da donna, cosa desidererebbe che cambiasse nella società?

Vorrei un sistema legislativo più deciso. Ma desidererei soprattutto che le donne prendessero più coscienza di sé e dei loro rapporti. Che si rendessero conto che quando una storia le mortifica e non le valorizza, non è basata su una relazione sana. Vorrei che ognuna di noi si rendesse conto di quanto sia speciale e preziosa e di meritare una persona accanto che glielo ricordi nella quotidianità della vita.