Medea, una tragedia senza ‘attenuanti’ quella in scena al teatro ‘Ideal’

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È una Medea psichedelica quella messa in scena dai giovani attori del laboratorio teatrale 2016-17 dell’I.S.S. “G.B. Vico – Umberto I – R. Gagliardi di Ragusa. La prima l’1 giugno presso il teatro Ideal per la regia di Fabio Guastella e Luca Iacono.

Una, due, mille donne che l’umanità si ferma a guardare con disprezzo al sicuro, dietro una cornice di distacco. Donne che in realtà parlano in maniera cruda e vera all’intimo di ognuno di noi: quanto c’è di Medea in me? Potrei impazzire per amore? Come fa la tragedia di Medea a rimanere così drammaticamente attuale? Una storia che si ripete, come un’incessante monito sulla multiforme natura umana e sul leggero confine che c’è tra l’io e il diverso, l’altro, la bestia. Nella Medea interpretata dal Laboratorio del Liceo Umberto I non c’è velo di ipocrisia, nessuno spazio per attenuare l’inquietudine, la tragedia. Nessun appiglio tra il bianco e nero della scenografia minimale. Un letto, un confessionale dove ognuno di noi la sera va a ritirarsi alla mercé della propria coscienza, una voce che dilania, quella della seconda Medea che ricorda a se stessa ciò che ha fatto.

18902887_10213522560848804_1075909570_nI registi, nonché titolari del Laboratorio, Luca Iacono e Fabio Guastella, raccontano di mesi intensi, trascorsi coi ragazzi in un percorso di “adattamento” ad un testo tanto complesso. “Siamo stanchi ma molto soddisfatti – spiegano i due attori, formati alla scuola dello Stabile di Catania – il gruppo è cresciuto, in maniera coesa, facendo crescere anche noi come registi, come artisti. 21 splendidi ragazzi che si sono messi in discussione, per riuscire a trovare dentro di loro la forza di portare in scena la più classica delle tragedie. In questi mesi abbiamo fatto parecchie improvvisazioni sul testo, per cercare di affrontare Medea, una donna che ha un vissuto talmente profondo e quindi distante da quello dei ragazzi di 16-17 anni. Abbiamo cercato di scavare nel profondo delle emozioni per consentire loro di trovare una loro verità. Molte di queste improvvisazioni hanno generato spunti che abbiamo inserito anche nella rappresentazione portata in scena. Un pomeriggio le urla hanno fatto accorrere allarmata la bidella. Credeva fosse accaduto veramente qualcosa di terribile”. 

Ogni elemento della tragedia ha un peso determinante, dal coro a Giasone, uomo che sceglie una strada più sicura ma che, secondo Luca e Fabio, non lo fa senza soffrire. Il linguaggio è immediato, secco. “Un pugno nello stomaco – spiegano – non poteva essere altrimenti per noi. Questa Medea destabilizza. Il messaggio deve scuotere. Potevamo andare sul sicuro, abbiamo scelto invece di non avere mezze misure. Alla fine, è questo il teatro che amiamo e che ci fa appassionare ogni giorno”. Al terzo anno, il Laboratorio teatrale dell’Umberto I si è confrontato con testi molto diversi tra loro. Nel 2016, sempre all’Ideal di piazza Libertà, Lisistrata. “La donna al centro di tutto. Sopratutto nella tragedia greca è straordinaria, quasi un deus ex machina. Avviene tutto perché la donna decida che avvenga. Non può che essere così, per noi è fondamentale”, affermano. Una donna che destabilizza, che riporta a galla lo smarrimento di vivere, che parla di noi del 2017, dell’umanità.